La Pasqua di Maria

Scritto da Virgilio Lazzarini. Postato in Articoli e studi

 

Il 15 agosto si celebra la “Pasqua di Maria”, il passaggio della Madre di Dio da questo mondo alla gloria celeste. Il 15 agosto ricorre in altri termini la risurrezione di Maria e, in un certo senso, per noi cristiani questo evento è ancora più significativo dell’evento che riguarda la risurrezione di Cristo che comunque resta l’evento senza cui la nostra fede non avrebbe alcun senso. In questo secondo caso, infatti, è pur sempre Dio che risorge dalla morte come Figlio del Padre per mezzo dello Spirito Santo che li tiene ontologicamente e indissolubilmente uniti in una relazione d’amore che travalica ogni ostacolo, ogni impedimento, ivi compresa la morte che vorrebbe spezzare la vita e la stessa vita divina. Nel secondo caso, è invece una semplice creatura, una persona totalmente umana, che sconfigge la morte per volontà di Dio uno e trino e viene assunta in corpo e anima in un mondo imperituro di santità, di giustizia, di bellezza e d’amore inimmaginabili.

Da un punto di vista psicologico, non c’è dubbio che quest’ultimo avvenimento costituisce un precedente particolarmente carico di significato e di speranza per tutte le creature del mondo, di ieri come di oggi e di sempre, perché sapere che, per quanto santa e privilegiata dalla grazia di Dio, una donna, una di noi, è andata realmente e immediatamente in cielo dopo la morte senza perdere nulla della sua corporeità e psichicità ma acquistando ulteriormente in vita e potenza spirituali, comporta un obiettivo potenziamento della speranza cristiana di poter condividere un giorno lo stesso destino di gloria sperimentato dalla madre celeste.

Certo, Maria non ha dovuto aspettare molto per uscire dalle tenebre della morte, posto che la “dormitio” da lei sperimentata abbia qualcosa che la accomuni alla morte. Ella è salita immediatamente e accompagnata da uno stuolo di angeli nell’eterno regno di Dio sia in quanto sposa e madre di Dio stesso, sia per effetto della preventiva redenzione di cui potè beneficiare per effetto e in funzione dei meriti stessi di Cristo, sia anche naturalmente per le sue sublimi virtù umane e spirituali, ma, al di là del fatto che l’unica creatura immacolata di Dio non abbia dovuto giustamente scontare con successivi processi di purificazione alcun prezzo per peccati usuali e comuni a tutti i “battezzati” in Cristo che pure trovano nell’eucaristia la fonte della loro continua rigenerazione spirituale, è comunque motivo di grande conforto per tutti la possibilità di sperare che a nessuna creatura capace di pentimento e sincera conversione a Cristo sarà negata la gioia non metaforica, non puramente spirituale, ma reale e integralmente corporea non meno che spirituale, del paradiso.

Il caso di Maria è un caso, anzi l’unico caso, dopo quello rivoluzionario della persona teandrica di Cristo, che fonda la nostra speranza di poter aver posto in Dio non solo con la nostra anima, secondo un’antica impostazione platonica, ma anche con il nostro corpo, ovvero con la nostra sensibilità, con il nostro carattere, con i nostri migliori orientamenti intellettivi e spirituali. E’ la vita che non viene tolta, insomma, ma solo trasformata.

Se Gesù in cielo è lo stesso Gesù della terra con l’aggiunta o meglio con il pieno e funzionale ripristino di tutti i suoi poteri divini, se Maria in cielo è la stessa dolcissima e amabile donna che si preoccupò appassionatamente di consentire a Dio stesso come Padre e come Figlio di realizzare sulla terra i suoi piani divini pur potendo ora esercitare incondizionatamente la funzione regale attribuitale ab aeterno da Dio, anche per noi la prospettiva è quella per cui, prima o poi, ciascuno con le sue espiazioni e con i meriti che il Signore misericordiosamente vorrà riconoscergli, in cielo si potrà finalmente sperimentare la vita nella sua massima pienezza e nella eterna potenza creatrice che Dio stesso vorrà partecipare a tutti i beati secondo modalità che lui solo conosce.

Come ha ben detto recentemente il cardinale Carlo Caffarra: «La redenzione, la salvezza della nostra persona non sarebbe vera, non sarebbe totale se non fosse anche la redenzione, la salvezza del corpo. Non possiamo separare il corpo dalla persona, e considerarlo come fosse “qualcosa” e non “qualcuno”: lo stesso rispetto che si deve alla persona, lo si deve al suo corpo» (Celebriamo il trionfo della Madre sulla morte, in “Zenit” del 16 agosto 2013). Il nostro corpo è importantissimo per il suo Autore, perché la nostra anima si esprime attraverso il nostro corpo anche se non è totalmente riducibile ad esso.

E’ cosí importante che in paradiso Egli desidera essere circondato da corpi gloriosi e non solo da puri spiriti angelici, dai corpi gloriosi naturalmente di coloro che non saranno stati sempre impenitenti nel fare del loro corpo terreno un uso arbitrario ed illecito ma che saranno stati capaci di fare della Parola di Dio, sia pure tra limiti e cadute, il loro migliore e unico nutrimento.