Maria e Gesù, cosí lontani cosí vicini

Scritto da Francesco di Maria. Postato in I miei scritti mariani

 

Chi ha una qualche familiarità con il pensiero di Massimo Cacciari, sa bene che, sotteso alla sua ricerca filosofico-teologica, è un vecchio schema gnostico, sia pure da lui riproposto in chiave moderna e teoreticamente più elaborata, in base al quale la menzogna è storicamente e moralmente necessaria per far emergere la verità, cosí come il male e le tenebre sono funzionali al bene e ad una continua riconquista del bene, Satana o l’Anticristo sono propedeutici al trionfo mai definitivamente compiuto del Cristo e della sua opera di liberazione. Ovviamente, il filosofo veneziano si illude che le sue spettacolari acrobazie logico-linguistiche conferiscano carattere di profonda veridicità ai suoi ragionamenti e ai suoi discorsi, specialmente al cospetto di ascoltatori colti ma suggestionabili e molto più sensibili al suono delle parole che al loro reale significato. 

Non è che Cacciari non sappia che il linguaggio e la logica non sono in se stessi espressione ma solo strumenti di razionalità e di verità; tuttavia i suoi interventi, le sue analisi, i suoi approfondimenti appaiono sempre come viziati dalla preoccupazione psicologica e per cosí dire prerazionale di creare in chi ascolta più un’aspettativa, un senso di sorpresa e di stupore, che non un’effettiva e profonda apertura spirituale a solide e universali verità conoscitive e a non effimeri e duraturi valori di vita morale. Questo accade anche nel recente e ultimo libricino mariano di Cacciari (Generare Dio, Il Mulino, 2017), apparentemente dedicato a Maria ma in realtà concepito come ennesimo espediente atto a consentirgli di soddisfare il suo smisurato bisogno autocelebrativo. Traccia copiosa di gnosticismo è rinvenibile anche in questo caso, nel senso che Dio e Maria sono usati dal professore veneziano come semplici artifici dialettici attraverso cui, per quanto ancorati ad un principio di sacralità, egli tenta ancora una volta di riproporre la tensione gnostica tra elementi tra loro diversi e incommensurabili ma ugualmente propedeutici e necessari alla loro rispettiva esistenza.

Dio è necessario perché la creatura sia ma anche la creatura è necessaria perché l’essenza e la misteriosa oscurità di Dio vengano gradualmente rivelandosi nella finitezza o limitatezza della creatura, Dio ha bisogno del di una creatura particolarmente umile come Maria che però non può comprenderlo se non molto imperfettamente in quanto totalmente altro da lei ma Maria ha bisogno nella sua continua ricerca di senso e nella sua naturalità di tendere al sovra-(n)naturale. Adamo, non potendo e non sapendo comprendere Dio, si era determinato a disobbedirgli per esercitare la sua libertà, mentre Maria, pur non essendo in grado di cogliere le ragioni sovrannaturali della divina volontà, si determina a esercitare la sua libertà non per disobbedire ma per continuare ad ascoltare e ad apprendere il senso o i sensi nascosti del Logos divino.

Cacciari, che, a differenza della festosa accoglienza oggi riservatagli da tanti suoi laudatores persino in casa cattolica, dove talvolta viene celebrato a torto addirittura come una specie di novello padre della Chiesa, diversi decenni or sono veniva bollato da “Civiltà Cattolica” come “filosofo ombrosamente pensoso”, sostiene che «la stessa morte di Dio passa attraverso il sí» di Maria. Senza saperlo, Maria accoglie e genera Dio nella persona del Cristo per dargli modo di incarnarsi ma anche per avviarlo alla croce. La kénosis del Signore comincia già nel grembo di Maria e così il suo essere coincide con il suo annientamento. Nel ragionamento molto avventuroso di Cacciari non si capisce bene quale posto abbia, e anzi se abbia un posto, la Risurrezione di Cristo, ovvero dell’onnipotenza divina che non necessita affatto del limite creaturale, del nulla cosmico e storico, dell’annientamento logico-esistenziale per Essere, ma che sempre E’ e continua ad Essere nonostante la creaturalità cui liberamente e generosamente si affida, nonostante il non-essere radicale di ogni realtà esistente, nonostante la morte annientatrice in cui ogni essere umano ha il suo ultimo e ineluttabile destino terreno.

Maria, peraltro, è vicina e lontana ad un tempo da Dio, ma non nel senso che questo rapporto tra diversi e incommensurabili sarebbe logicamente e ontologicamente necessario alla sussistenza ontologica stessa dell’Essere di Dio, perché Dio non necessita assolutamente di nulla per Essere, quanto nel senso di una vicinanza umana e spirituale che se porta l’uomo ad amare per libertà e non per necessità Dio e la sua promessa salvifica, induce Dio Creatore e Salvatore per sua libertà e non per sua necessità costitutiva a creare e a salvare l’uomo; e poi nel senso di una lontananza che da una parte costringe l’uomo a desiderare la vicinanza di Dio Onnipotente e ad impegnarsi per renderla possibile, mentre dall’altra fa sí che proprio il Kyrios dall’alto della sua maestosa signoría avverta il desiderio più che il bisogno di non recidere il rapporto per quanto impari tra sé e le creature ma anzi di potenziarlo al punto di consentire a queste ultime di ritornare a lui per l’eternità.   

Dio non ha bisogno di essere generato da donna per affermarsi nella sua assoluta e articolata ontologicità, ma decide di nascere e morire solo perché gli uomini, e in un certo senso la stessa “piena di grazia”, comprendano l’incomprensibile, ovvero che Dio ha voluto condividere l’umano destino del nascere, del vivere e del morire, non solo e non tanto per dimostrare loro la sua autonomia e la sua superiorità ontologiche ma anche e soprattutto per farsi concretamente prossimo, dall’inizio alla fine, ovvero per donarsi salvificamente alle sue creature in modo del tutto libero, gratuito e incondizionato.

L’approccio di Cacciari a Maria di Nazaret non è né devozionale né sentimentalistico, naturalmente. Questo accade però non già per un’esigenza di sobrietà metodologica e di obiettività ermeneutica, bensí solo per una velleitaria e maniacale ambizione filosofica di utilizzare esegeticamente una delle icone più sacre della fede e della cultura cristiano-cattoliche in funzione di una ricerca aristocratica e intellettualistica della verità che comporta una conoscenza superiore e illuminata, sapienziale e sacerdotale, rispetto alle comuni, più generiche e non ispirate forme di conoscenza. D’onde pure il convincimento che l’unica salvezza possibile, lungi dal potersi riferire o ricondurre ad un ingenuo ed immediato atto di fede, alla cosiddetta fede dei semplici, non possa che derivare da una fede personale generata da una interminabile e faticosa ascesa interiore di natura razionale-conoscitiva volta a svelare quanto più compiutamente possibile i più alti misteri di una divinità sempre oscura e sfuggente. Che, come si comprende bene, è una posizione molto distante da una corretta e salutare concezione della fede in Cristo.

Maria è sempre vicina a Dio, prossimo di Dio, non per esigenze intellettualistiche o teoricistiche, non per motivi metafisici o di alta teologia, bensí semplicemente per un concreto e immediato bisogno esistenziale di amore non effimero, di libertà non illusoria e di giustizia non sommaria. Maria è vicina a Dio perché percepisce nitidamente la presenza provvidenziale di Dio e di un Dio onnipotente nella sua vita e nella storia degli uomini. Ella è vicina a Dio e Dio è vicina a lei fino al punto di farsi generare da lei che, con gioiosa umiltà, accetta di generarlo, e poi di nutrirlo, di farlo crescere, di educarlo e formarlo persino sul piano religioso, non certo di procurargli la morte e la morte di croce. Ella è vicina a Dio e Dio le offre la sua particolare vicinanza solo perché Maria e nessun altro come Maria lo accetta in blocco, cosí com’è, anche o soprattutto nella sua apparente lontananza: come Dio misterioso e onnipotente, ma anche come Dio misericordioso e infinitamente giusto.

I dubbi di Maria non riguardano mai la solidità della sua fede in un Dio siffatto né mettono mai in discussione i progetti divini anche se oscuri e impenetrabili, ma soltanto la sua personale capacità di capire con sufficiente e tempestiva prontezza e con puntuale spirito di servizio la divina volontà.

Maria, pur oltremodo lontana da Dio per natura, volle e seppe meritare di essergli vicino e di trovarlo sempre a sé vicino per grazia, come per grazia a noi tutti elargita ella sarebbe stata prescelta come Madre e Regina degli spiriti celesti e del genere umano. Maria, pertanto, non può essere letta e compresa con le lenti fuorvianti di Massimo Cacciari.