Chiesa, scienza e laicità

Scritto da Lucia Benedetto. Postato in Contributi e testimonianze

 

Bisogna riconoscere che, anche in Internet, qualche volta si trovano difese piuttosto interessanti della Chiesa cattolica dalla tradizionale accusa di oscurantismo antiscientifico. Ne ho trovato una recentemente firmata da un certo amicusplato in data 27 febbraio 2009, intitolata “Chiesa e scienza: oscurantismo?” e all’interno di un blog denominato “la verità vi farà liberi”. Qual è il ragionamento che vi viene svolto? Eccolo: furono monaci e chierici a salvare la civiltà nell’alto medioevo mentre i “barbari” saccheggiavano e distruggevano un numero ingentissimo di opere classiche e documenti di ogni genere e appartenenti a tutte le discipline ed aree di ricerca sino ad allora conosciute. Senza i monasteri e le scuole episcopali dell’intera Europa, “oggi saremmo ancora analfabeti”. Fu cosí che, dopo la devastazione barbarica, contenuta e alla fine arrestata dal comportamento fermo e caritatevole della Chiesa, le nuove generazioni potettero essere educati al lavoro e alla convivenza civile anche attraverso tutta una serie di opere fondamentali come la ricostruzione di ponti e di strade, la regimentazione delle acque, la costruzione di mulini e gualchiere, la coltivazione dei campi e l’allevamento del bestiame. Si riprese a lavorare in qualche modo anche le pianure e le colline con la falce e l’aratro e vi fu un rifiorire delle coltivazioni della vite e dell’olivo. Anche le arti fiorirono e si svilupparono sotto l’impulso della Chiesa e intorno al mille fu il monaco Guido d’Arezzo, vero “padre della musica” occidentale, ad inventare quell’“alfabeto musicale” senza il quale non si sarebbe mai potuto scrivere alcuna composizione.    

Le università poi, che sarebbero presto diventate il luogo per antonomasia della produzione e della trasmissione del sapere e quindi il centro propulsore della cultura occidentale, trovarono nella Chiesa la principale forza di sostegno, il vero motore ideativo ed organizzativo. E la stessa cosa deve dirsi per quegli “ospedali” che proprio intorno a questo periodo videro la luce. Fu ancora la Chiesa a favorire l’ingresso in Europa della cultura araba e di quella ebraica con apporti tecnico-scientifici talvolta notevoli. E fu un religioso, Niccolò Copernico, il precursore di quella rivoluzione scientifica moderna che si sarebbe pienamente manifestata di lí a poco grazie alla straordinaria opera di un altro sincero credente cattolico quale Galileo Galilei. La condanna ecclesiastica della scienza galileiana, sostiene a questo punto l’autore dell’articolo, non fu solo il frutto di un’ignoranza scientifica (quella, per l’appunto, degli ecclesiastici che comminarono la condanna) ma anche e soprattutto di un’ignoranza teologica ingiustificabile, visto che, appena un secolo dopo la pubblicazione dell’opera copernicana, il sistema eliocentrico veniva già spiegato insieme a quello tolemaico nelle università, mentre gli astronomi gesuiti in lontani paesi come la Cina insegnavano tranquillamente il sistema copernicano in qualità di astronomi di corte. D’altra parte, già sant’Agostino e san Tommaso avevano ammonito a non considerare la Bibbia come un testo scientifico o utilizzabile sul piano scientifico, perché piena di errori e di rappresentazioni antropomorfiche, ma semplicemente e massimamente come un testo che insegna le verità della fede e della morale. Come dire: la Chiesa ha sbagliato non perché fosse impreparata scientificamente ma, molto più colpevolmente, perché impreparata teologicamente. E dunque deve dedursene che la Chiesa di Cristo, ove i suoi maggiori rappresentanti coltivino rigorosamente e umilmente la propria fede, non possa avversare, ma semmai benedire, la libertà, lo sviluppo e il progresso di quella scienza che è dono prezioso di Dio.  

Quanto poi allo sviluppo più alto e significativo dello spirito scientifico moderno sul piano filosofico, ovvero l’illuminismo, bisogna precisare che è solo un luogo comune quello che descrive tutto l’illuminismo, e segnatamente quello francese, come un movimento ateo ed irreligioso di pensiero, essendo esso invece molto più complesso ed articolato al suo interno e persino in pensatori razionalisti apparentemente radicali come Denis Diderot che ebbe modo talvolta di esprimere, sia pure timidamente, le sue evidenti aspirazioni religiose. Poi certo ci sarebbe stata un’appropriazione unilaterale e indebita degli ideali illuministi nel periodo rivoluzionario e giacobino, nel corso del quale la ragione venne deificata, contro lo spirito stesso dei lumi, e la critica alla Chiesa si trasformò presto in persecuzione violenta e sanguinosa che avrebbe portato allo sterminio di intere popolazioni in Vandea, soprattutto, ma anche in Bretagna e in Normandia.

Ma, come è sbagliato pensare che la Chiesa per sua stessa natura sia ostile alla scienza, allo stesso modo si sbaglierebbe a pensare che lo spirito laico moderno, sin dalle origini, si sia venuto caratterizzando come spirito intollerante e fanaticamente irreligioso, potendo ben significare al contrario quegli episodi un tradimento dell’essenza stessa della laicità. Altrimenti perché il più grande scienziato di quel tempo e padre della chimica moderna quale Antonio Lavoisier, venne ghigliottinato? Né si può ragionevolmente sostenere che il successivo scientismo positivista sarebbe stato significativamente rappresentativo della cultura scientifica e laica moderna sino a tutta la prima metà almeno del 900, perché non è affatto vero che alcuni grandi scienziati e pensatori laici non si siano resi conto del significato fortemente problematico del concetto di razionalità e della necessità di un nesso tra libera indagine scientifico-razionale e spirito etico, concepito quest’ultimo di volta in volta o in termini puramente razionali o in senso religioso.

Insomma, la Chiesa è chiamata ad approfondire e ad affinare di continuo il senso e le reali implicazioni della sua fede su tutti i piani dell’esistenza e del sapere, allo stesso modo di come il moderno pensiero laico è chiamato ad approfondire e ad affinare di continuo il senso e le reali implicazioni della sua razionalità, le conseguenze più radicali che la sua libertà di pensiero e la sua autonomia di coscienza potrebbero comportare. E’ necessario che questo passo si compia, perché sia possibile rilanciare, in un quadro di ritrovata e più sapiente comprensione reciproca, la grande e sempre attuale questione dei modi più utili ed efficaci in cui sia possibile articolare il rapporto tra la ragione e la fede, tra il sapere laico e la sapienza religiosa.