Maria madre dell'eucaristia

Scritto da Francesco di Maria on . Postato in I miei scritti mariani

 

Sul rapporto tra l’eucaristia e Maria si è utilmente soffermato Giovanni Paolo II nella sua enciclica Ecclesia de Eucharistia del 17 aprile 2003, sottolineando come Maria con il sacramento eucaristico abbia un rapporto profondo, anche se in proposito il vangelo non dice nulla di esplicito. In realtà, si legge nell’enciclica, «Maria è donna “eucaristica” con l’intera sua vita» e «la Chiesa, guardando a Maria come a suo modello, è chiamata a imitarla anche nel suo rapporto con questo mistero santissimo». Maria, si nota giustamente, aveva anticipato alle nozze di Cana il momento cruciale della cena eucaristica, quello in cui il Signore invita i presenti “a fare questo in memoria di me”, a ripetere sacramentalmente e nella loro stessa vita i suoi gesti conviviali e sacrificali ad un tempo, a donarsi come lui si era donato, a offrire amore, gioia, consolazione attraverso una volontà oblativa quanto più possibile perfetta. Infatti, Maria a Cana aveva detto: “Fate quello che vi dirà”.

Quell’amen che il fedele pronuncia nel momento in cui riceve il corpo e il sangue del Signore, Maria lo aveva già pronunciato nel momento dell’annunciazione. All’angelo che in sostanza le aveva chiesto di credere che colui che lei si apprestava a concepire “per opera dello Spirito Santo” era il figlio di Dio, Maria aveva risposto “amen”, cioè “va bene”, “ci credo”, proprio come facciamo noi quando, al momento della comunione, ci viene annunciato (a volte, purtroppo, piuttosto tiepidamente) che colui che stiamo per ricevere è quello stesso Gesù figlio di Dio e di Maria che sta per rendersi realmente presente in noi con tutto il suo essere umano e divino nei segni del pane e del vino. Maria dunque anticipa la fede eucaristica dei fedeli di ogni generazione, la fede eucaristica della Chiesa stessa.

Chi più di Maria, con la sua vita sempre e non solo sul Calvario accanto a Cristo, avrebbe interiorizzato la dimensione sacrificale dell’eucaristia? Il vecchio Simeone le aveva preannunciato che il suo bambino sarebbe stato “segno di contraddizione” essendo venuto “per la caduta e la salvezza di molti” e che anche la sua anima sarebbe stata trapassata da una “spada”, ovvero da una grande tragedia. Da allora Maria si era venuta preparando giorno per giorno al Calvario pur senza sapere esattamente incontro a quali accadimenti sarebbero andate incontro la vita del figlio e la sua stessa vita, si era venuta preparando a fare “comunione” con il figlio nella gioia e nel dolore, condividendone tutti i momenti e tutti gli atti.    

Ma, quando Gesù ci invita “a fare questo in memoria” di lui, intende invitarci anche ad accogliere stabilmente, solidamente e continuamente nella nostra vita di fede quel grandissimo dono che egli ci elargisce poco prima di spirare: “questa è tua madre”, dopo aver detto a Maria “questo è tuo figlio”. Dunque, Maria non è elemento inessenziale della celebrazione eucaristica ma ne è elemento centrale e costitutivo, in quanto nel momento in cui diciamo “amen” assumiamo anche l’impegno a conformarci a Cristo, «mettendoci alla scuola della Madre e lasciandoci accompagnare da lei». Ecco perché, scriveva Giovanni Paolo, Maria e l’eucaristia sono inscindibili esattamente come lo sono la Chiesa e l’eucaristia. 

Maria fu donna dell’avvento perché, accogliendo nel suo corpo e nella sua anima il Signore, fece sí che l’avvento di Cristo nella storia umana fosse reso concretamente possibile; fu donna dell’avvento che, sempre ricolma di grazia divina, seppe altresí trasformarsi nel corso della sua vita terrena in donna della volontà oblativa e del ringraziamento e dunque in donna eucaristica, come emerge in particolare dal Magnificat in cui è evidente la tensione escatologica che pervade la stessa liturgia eucaristica, dalla presentazione di Gesù al Tempio dove Maria offre il figlio in una prospettiva di dolore e insieme di felicità, dallo stabat mater quando è umanamente provata e sconvolta ma sempre vicino al figlio come nei giorni migliori, e dalla sua presenza nel Cenacolo di Gerusalemme insieme agli apostoli dove appare come parte integrante della comunità apostolica e della santa liturgia della Chiesa.

Come donna dell’avvento Maria ha preparato l’ingresso di Gesù nella storia e continua a preparare la parusía del Cristo; come donna eucaristica fu ed è sempre al seguito del suo Creatore e del suo Salvatore con la preghiera e con la lode di ringraziamento, congiuntamente ad uno spirito oblativo esemplare, e non c’è dubbio che tutta «la spiritualità del Magnificat è eucaristica, perché traboccante di lode e stupore dinanzi all’opera salvifica di Dio in colei che si sente sotto lo sguardo benevolo di Dio sulla scia dei poveri e umili del popolo di Israele. Alla scuola di Maria si vince l’abitudine e il convenzionalismo nel trattare l’Eucaristia e ci s’inabissa nella spiritualità dei poveri del Signore» (S. De Fiores, Maria donna eucaristica, Torino, San Paolo, 2005, p. 39).

Tuttavia, penso si possa aggiungere che Maria, creatura chiamata ad offrire tutta se stessa al Dio trinitario e ad accogliere in sé il corpo di Cristo, fu anche, sia pur sempre all’interno del mistero di Cristo, madre dell’eucaristia, in quanto generatrice del corpo e del sangue di Cristo, ovvero del grandissimo dono ricevuto dal Cielo per sé e per gli altri, e perennemente pronta ad offrire questo dono in sacrificio per il riscatto di tutti (C. Maggioni, Eucaristia. Il sigillo sul cuore della sposa, Torino, San Paolo, 2005, pp. 77-92). Peraltro è intuitivo capire che, come madre del corpo di Gesù, non può che essere madre del pane di vita che è appunto l’Eucaristia: «La tradizione patristica ha più volte richiamato questa idea dicendo che l’Eucaristia è un dono materno per eccellenza perché lo stesso corpo generato da Maria è nato per diventare Eucaristia» (L. Zanchi, L’Eucaristia celebrata nella vita, Milano, San Paolo, 2005, p. 95).

Maria fu madre fedelissima di Cristo soprattutto nella sua passione, nella sua morte e nella sua resurrezione, perché destinata ad essere madre di tutti i figli vicini e lontani di Dio in Cristo e quindi madre della Chiesa universale fondata dal figlio. Cosí come al Padre si può salire solo per mezzo del Figlio, al Figlio si può salire e ci si può eucaristicamente accostare solo per mezzo di sua madre, perché nessuno conosce ed ama il Figlio meglio di sua madre e nessuno dunque può conoscerlo ed amarlo veramente se non rivolgendosi o affidandosi a sua madre, la quale peraltro, mossa da un infinito spirito di carità, tale resta anche verso chi non la implori cercando infaticabilmente di trascinare verso il Cristo Salvatore persino i figli più riluttanti a rispettarla e ad amarla.