Considerazioni sull'umiltà di Maria

Scritto da Elena Grottesi on . Postato in Articoli e studi

 

Maria, che possiede in massimo grado tutte le virtù, protegge in particolare quelli che nell’affidarsi a lei cercano di imitarne soprattutto l’umiltà che è per cosí dire il cemento e l’essenziale alimento di tutte le grazie divine da ella ricevute. Perché? Perché non c’è modo più alto di onorarla e renderle omaggio che emularne il sincero spirito di sottomissione a Dio, il coraggioso e audace spirito profetico (si pensi al Magnificat), l’indomito e disinteressato spirito di servizio, la straordinaria capacità di soffrire in silenzio, la mirabile attitudine a rendere instancabilmente lode al Signore pur tra prove terribili e frequenti.

L’umiltà, com’è noto, è la virtù per antonomasia del cristiano: senza di essa non vi sono vere virtù ed è proprio questo che Gesù cerca di evidenziare quando invita ad imparare da lui che è «mite e umile di cuore» (Mt 11, 29), per quanto tale virtù non sempre sia facilmente riconoscibile nel complicato arcipelago dei sentimenti e dei comportamenti umani. Maria fu umile perché, benché stracolma del favore divino, ebbe sempre un basso concetto di sé non mettendosi mai al di sopra di nessuno, anche se ciò non affievolì in lei la serena consapevolezza di non essere una peccatrice, in quanto, essendo l’umiltà in primis verità, ella sapeva bene di non aver mai offeso Dio. Pur riconoscendo di aver ricevuto più grazie di tutti gli altri esseri umani, ella utilizzava questa consapevolezza per esaltare Dio, che aveva voluto sorprendentemente donarsi ad una creatura cosí piccola e insignificante, e per sottolineare la sua pochezza di fronte a lui e al mondo. Dunque non una forma, oggi purtroppo imperversante nel cuore di tanti di noi, di falsa umiltà, ma un vero e proprio paradigma antropologico e spirituale di composta, meditata e seria umiltà. Maria non si insuperbisce dei ricchi doni ricevuti dall’Altissimo, anche se ne è felice, ma quanto più si vede arricchire dal suo Creatore tanto più si inchina e si umilia dinanzi a lui perché lucidamente conscia della sua effettiva povertà. Osservava san Bernardino da Siena in un suo sermone mariano  che come «nessuna creatura, dopo il Figlio di Dio, s’innalzò sulle vette della grazia quanto Maria, cosí nessuna creatura scese più in basso nell’abisso dell’umiltà».

Nei piani di Dio Maria è stata sempre la prima, la Regina di fronte a cui tutti, ivi compresi gli angeli, si sarebbero dovuti inchinare, ma nella vita non è stato cosí, nella vita fu sempre ultima nel senso che si comportò come se fosse ultima: e solo per esemplificare, la si trova abbastanza defilata nel cenacolo rispetto agli apostoli di Gesù e ad altre donne, oppure assolutamente non partecipe di quei grandi onori che il popolo avrebbe tributato a Gesù la domenica delle palme a Gerusalemme, e per contro presente con pochissime altre persone nell’ora del disonore e dell’angoscia più grande davanti al Figlio morente.

Tutto questo serve forse a chiarire perché gli umili siano i prediletti di Maria oltre che di Dio. Gli umili sono i bambini amati dal Padre e dalla Madre; come già recitano i Proverbi: «Chi è fanciullo venga a me» (Pr., 9, 4). Tra le migliori preghiere che possono essere rivolte a Maria c’è quella contenuta in una bellissima opera ascetica di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che è la fonte ispiratrice di queste nostre brevi ma devotissime considerazioni sull’umiltà della santa Vergine: «Dunque, mia Regina, non potrò mai essere tuo vero figlio se non sono umile. Ma non vedi che i miei peccati dopo avermi reso ingrato verso il mio Signore mi hanno fatto diventare anche superbo? Madre mia, poni tu rimedio alla mia situazione: per i meriti della tua umiltà ottienimi di essere umile, divenendo cosí figlio tuo. Amen» (Le glorie di Maria, 1750).