Una donna vestita di sole*

Scritto da Anna Rotundo on .

 

Riflessioni sul dogma dell'Assunzione di Maria in Cielo

Studiando antichi documenti  si riscontra che l'”Assunzione” o “Dormizione” di Maria era ritenuta cosa certa nella tradizione popolare e nella Chiesa Orientale dei primi secoli. È stato scritto che Maria Assunta riempie un po’ il “vuoto” di amore materno presente nel comune immaginario sul divino.

La liturgia ci propone per questa festa la “Donna vestita di Sole”. Scrive mons. Vincenzo Bertolone, vescovo di Catanzaro-Squillace, in I care Humanum (ed. Rubettino, 2014): “Vi ricordate la visione del grande segno nel cielo di cui parla il veggente di Patmos dell'Apocalisse? È ancora una volta il segno della donna. Quel segno apocalittico è stato spesso collegato alla figura della donna per eccellenza, Maria, la Madre di Dio, la donna vestita di sole. E giustamente. Ma quel grande segno è anche la rivelazione - apocalisse, appunto - della dignità muliebre. Grazie alla donna vestita di sole,  vincitrice - per il bambino che porta in grembo - nella lotta contro il dragone, ogni donna di ieri, di oggi e di domani, può legittimamente rileggere la ‘sua’ novità umana e cristiana”.

È significativa anche una posizione “laica”, quella dello psicanalista Carl Gustav Jung, circa il dogma dell'Assunta, da egli ritenuto “l'avvenimento religioso più importante dell'età moderna dopo la Riforma” e salutato positivamente specie per l’apertura  alla dimensione femminile e, quindi, alla totalità , per il fatto che l'unico essere umano già presente in cielo, prima della fine dei tempi, oltre al Figlio di Dio, sia una donna. È nell’insegna della “lotta” vincitrice allora questo amore materno di Dio che è accoglienza, compassione e tenerezza ma che sa anche, al di là di tutte le immagini troppo sdolcinate e stereotipate  sul “femminile”, “lottare” per i suoi figli: a tal proposito, papa Francesco ha parlato della preghiera del  Rosario che “ha anche questa dimensione ‘agonistica’, cioè di lotta, una preghiera che sostiene nella battaglia contro il maligno e i suoi complici” (Omelia della Messa del 15 agosto 2013, a Castel Gandolfo).

In chiave psicoanalitica, a livello della sua ermeneutica di simbologia archetipo, questa verità di fede viene considerata come espressione storica dell'anelito primordiale della speranza, presente già nell'inconscio collettivo, in risposta al grido del dolore umano presente icasticamente nell'Apocalisse.

Aggiungo che non è solo l’anelito umano che cerca speranza: è l'unione del Figlio con la Madre al livello di intima collaborazione per la salvezza degli uomini: è sintesi meravigliosa di cielo e terra, e, per mutuare padre Ermes Ronchi, è carne di donna in Paradiso, carne di Dio sulla terra.

*Pubblicato in “Zenit” del 13 Agosto 2015