"Petrus" e la "sporcizia nella Rete"

Scritto da Francesco di Maria. Postato in Il mio punto di vista

 

Non può passare inosservato il recente articolo di Gianluca Barile, fondatore e direttore del noto sito cattolico “Petrus”. In questo articolo, il cui titolo “La sporcizia nella Rete” riflette in modo evidente il concetto ratzingeriano di “una sporcizia nella Chiesa”, Barile se la prende con tutti quei siti cattolici che a suo dire sono rei di farsi una spietata concorrenza non allo scopo di incrementare la qualità della testimonianza cattolica nel mondo e più segnatamente nel mondo della stampa multimediale ma solo allo scopo di prevalere gli uni sugli altri con argomentazioni e toni spesso anticristiani. Egli, per dare luogo a questa lamentatio, ritiene di dover nominare ed invocare il Signore. Si legge infatti: «In questo tempo di Quaresima, in cui siamo chiamati a purificarci e a resistere alle lusinghe del demonio, un grido si alza forte al Cielo anche da parte di chi, come noi, è stato chiamato a portare l’annuncio di Cristo risorto lungo le immense strade di ‘Internet’: Ti chiediamo perdono, Gesù, contro di Te abbiamo peccato!» (in “Petrus” del 24 febbraio 2010). Purtroppo il suo incipit non esprime affatto un senso di contrizione personale per colpe commesse anche personalmente dal punto di vista mediatico. Perché basta continuare a leggere per capire che il plurale maiestatis qui usato non solo non è sincero ma serve ad attaccare in modo malevolo e inavvertitamente blasfemo solo i presunti concorrenti o  antagonisti del suo giornale, di quel “Petrus” che si vanta di essere uno dei principali organi di informazione della Santa Sede: «Ci volevi buoni e obbedienti, fedeli alla missione a cui ci avevi radunati, ed eccoci come belve inferocite a fare di tutto pur di prevalere l’uno contro l’altro. No, Signore, non era questo che meritavi! La tua speranza era che utilizzassimo la ‘Rete’ per una pesca fruttuosa, non per trasformarla in un cannone! Oh, Signore, quanto dolore ti procuriamo ogni giorno! Quante volte schiacciando i pulsanti delle nostre tastiere, in realtà battiamo con il martello del nostro ‘ego’ sui chiodi della Tua Croce, aggiungendo dolore fisico e morale alla Tua già crudele Passione! Tutto ciò è orribile, Signore! Siamo arrivati al punto di non essere diversi da chi Ti ha voluto morto per mettere se stesso in primo piano! E questo dramma va in scena ogni giorno, come se niente fosse, come se nulla contassero le sofferenze che ti facciamo patire con la nostra disonestà intellettuale. Quante volte, Gesù, invece di celebrare Te, il Tuo Vangelo, i Tuoi Ministri sulla Terra, il Tuo Sommo Vicario, il Papa, non facciamo altro che celebrare noi stessi! Quante volte andiamo alla ricerca del ‘sensazionalismo’ anziché della verità! Quante volte preferiamo la luce dei riflettori - con interviste e articoli basati sul ‘gossip’, lo scandalo e la polemica - a quella della Tua Parola! Quante volte, pur di leggere il nostro nome o quello del nostro portale sui mass media, calpestiamo la dignità di chi ascoltiamo - sia esso laico o religioso -, attribuendogli affermazioni che non ha mai rilasciato o strumentalizzando e stravolgendo il suo pensiero! Quante volte la Rete che pensavamo potesse servire a raccogliere nuovi pesci, è stracolma solo di piragna e squali, pronti a sbranare il prossimo e a sbranarsi a vicenda in nome di ‘correnti’ umane (il ‘progressismo’, il ‘tradizionalismo’) che nulla hanno a che vedere con il Tuo Sacrificio! Quante volte abbiamo venduto l’anima al diavolo per qualche lettore in più! Quante volte abbiamo utilizzato i nostri giornali, i nostri siti, i nostri blog, per fini personali!» (Ivi).

Ma era proprio il caso di coinvolgere nostro Signore per dar sfogo a tanto malcelato e rancoroso risentimento personale, era proprio il caso di scomodare il Signore semplicemente per esprimere delle critiche peraltro molto generiche e retoriche ai siti cattolici che tanto infastidiscono il direttore di “Petrus”? Quali sarebbero questi “cannoni” della Rete, in cosa consisterebbe esattamente «il martello del nostro ‘ego’», chi è precisamente che si vuole “mettere in primo piano”, chi e perché è disonesto intellettualmente, chi celebra se stesso invece di celebrare Gesù e il suo Vangelo e la sua Chiesa (che naturalmente non è costituita solo dal Papa e dai sacri Ministri ma dai poveri, dagli oppressi di ogni genere, dai sacerdoti regali e non ministeriali che si sforzano di recepire i segni dei tempi e le sempre nuove ed urgenti sollecitazioni dello Spirito Santo, dai santi non riconosciuti e da anonimi apostoli di verità e carità in Cristo e in Maria), chi va a caccia di “sensazionalismo” trascurando invece la verità, dove sono quelli che veramente desiderano “la luce dei riflettori”, dove e quando è avvenuto concretamente che si sia calpestata l’altrui “dignità”, è possibile dare un nome e cognome a quei “piragna” e a quegli “squali” cattolici da cui sarebbe infestata la Rete?

Caro fratello Barile (e sei fratello e caro, credimi, anche se in questo momento te lo dico con un pizzico di ironia), se vuoi fare il giornalista dovresti essere un po’ più preciso e circoscritto evitando di scrivere temini da quinta elementare, se vuoi essere un uomo di cultura dovresti essere un po’ più analitico e rigoroso evitando di esprimere concetti e denunce tanto roboanti quanto astratte e inconcludenti, se vuoi essere un uomo di fede dovresti evitare di “nominare il nome di Dio invano” e sforzarti di essere più leale con coloro che critichi indicando chiaramente i loro errori o i loro orrori (visto che parli di cose “orribili” che essi verrebbero compiendo contro il Signore) e innanzitutto con te stesso chiedendoti per esempio se per caso a disturbarti tanto non sia la manifesta superiorità spirituale o teologica di qualche tuo “rivale” (giusto per rimanere nell’ambito della tua fraseologia). In tal caso, dovresti affrettarti a chiedere perdono a Dio per la tua presunzione e la tua invidia. Non ti pare?

Beninteso, non è che in quel che scrivi non ci sia del vero: c’è probabilmente del vero anche se non sono affatto sicuro che concorderemmo nell’individuarlo. Nella Rete ci sono indubbiamente siti laici e soprattutto cattolici che rispecchiano quanto tu lamenti, siti non già semplici e lineari (umili, vengono definiti a torto) ma decisamente epidermici o rozzi, e persino siti cattolici la cui pur dichiarata autorevolezza è spesso inferiore al loro effettivo valore spirituale e/o teologico. E, quel che più impressiona, è che talvolta siti obiettivamente scadenti o mediocri o anche poco “impegnati” riscuotano apparentemente un consenso numerico ben più elevato di quello riscosso da siti più seri e qualificati. Ma, dal momento che ci troviamo a parlare di questo argomento, è opportuno che io segnali qui come anche certi periodici diocesani diffusi in varie parti d’Italia lascino molto a desiderare e riflettano semplicemente il più delle volte l’ambizione di preti o prelati non consapevoli dei propri limiti culturali e spirituali e uno spirito di testimonianza oscillante tra la critica moralistica e censoria e il gusto per una “chiacchiera” condita con vere e proprie perle di sapienza più popolana che biblica e con presunte frasi ad effetto e spesso estrapolate più che tratte a ragion veduta dal contesto evangelico.

Il mondo cattolico è pieno di presunzione, è pieno di narcisismo, di velleitarismo culturale e teologico, di inconsistenza spirituale e di sostanziale latitanza evangelica, anche se spirito di verità e di amore in esso possono trovarsi in abbondanza là dove meno uno se lo aspetterebbe, perché la grandezza e la misericordia di Dio si rivela oggi come ieri senza grande apparato e senza annunci fragorosi. Tu hai perfettamente ragione di dire: «Quante volte, dietro al Tuo Santo Nome e a quello di chi Ti rappresenta in questo mondo, abbiamo lucrato! Quante volte siamo stati simili a Giuda mentre riceveva quelle maledette trenta monete! E quante abbiamo sostenuto che la nostra opera evangelizzatrice era portata avanti in cambio di nulla, salvo, poi, far apparire sulle ‘Home Page’ dei nostri portali, numeri di conto corrente e illustrazioni su come poterci far pervenire contributi in denaro da parte dei lettori! Eppure Tu ti sei donato a noi gratuitamente! Quante volte, poi, abbiamo dato il cattivo esempio accentuando le divisioni che, certo, esistono nella Tua Chiesa, ma che noi dovremmo contribuire a sanare, mentre, al contrario, ci facciamo la guerra con le più infernali delle armi: la calunnia, l’ingiuria, la superbia, l’orgoglio, la mancanza di rispetto per il prossimo» (Ivi). Ma che ci vuoi fare: il mondo va cosí. E bisogna avere molta pazienza, perché, come ci ha insegnato Gesù, bisogna che le cose buone e le cose cattive continuino a restare mescolate quaggiù sino a quando Egli non ritornerà per dividere per sempre le une dalle altre, mentre noi abbiamo sí il dovere di testimoniare la nostra fede anche con la critica e con la severità del giudizio, purché siamo capaci di articolare onestamente e correttamente i nostri rilievi e le nostre obiezioni con argomentazioni e riferimenti non generici ma specifici ed appropriati e spiegando sino in fondo dove vanno eventualmente a parare le nostre prese di posizione.

Dopodiché, caro fratello Barile, è sperabile che, se qualcuno confida esclusivamente in se stesso agevolandosi cosí il compito di portare sporcizia nella Rete, si ravveda al più presto e chieda perdono al Signore. Ma questa eventualità riguarda anche te o solo gli altri? Perché, se a tuo giudizio riguarda solo gli altri, devi avere la bontà di rendere anche cristianamente più chiaro e comprensibile il tuo pensiero, mentre se riguarda anche te, forse sarebbe opportuno che la preghiera che elevi a Dio fosse più sincera e meno ambigua. Però, se mi sbaglio, perdonami.