Breve intervista sul devozionalismo mariano

Scritto da Carmen Scida on . Postato in Articoli e studi

 

E’ proprio vero: «nonostante la secolarizzazione c’è un fenomeno che stupisce sociologi e studiosi della religione. Si tratta della devozione mariana, che sembra resistere a tutto. Centinaia di milioni di fedeli pregano ogni giorno il rosario e alimentano i gruppi di preghiera ed i pellegrinaggi mariani. I santuari mariani sono sempre più frequentati, e moltissime vocazioni provengono dai gruppi di devozione mariana. Il fervore mariano cresce particolarmente nei momenti di crisi». Con questa premessa inizia l’intervista di Antonio Gaspari a Nicola Bux, responsabile dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice (Nonostante la secolarizzazione, cresce la devozione mariana, in “Zenit” del 19 luglio 2011).

Non è eccessivo oggi il devozionalismo mariano? Secondo Bux la devozione verso Maria, verso colei che ha il compito di riportare l’uomo a suo figlio Gesù, non è affatto eccessiva; anzi, c’è semmai da lamentare che «non pochi sacerdoti e fedeli vivono la Liturgia senza devozione» (Ivi) e in tal modo, sebbene formalmente le funzioni e le celebrazioni liturgiche vengano assolte ed espletate, non ci si avvicina di certo alla salvezza, dal momento che viene a mancare proprio quella «glorificazione di Dio» (Ivi) che può esprimersi solo attraverso un atteggiamento spirituale eminentemente devozionale.

Desta un certo stupore questa critica anche nei confronti di “non pochi sacerdoti” ma, in questo specifico caso, è molto improbabile che essa sia frutto di superficialità o di pregiudizio, il che però dovrebbe indurre la Chiesa tutta a dedicare maggiore attenzione al problema delle vocazioni sacerdotali.

Tuttavia, Maria conserva un posto centrale nella teologia e nella storia della Chiesa, perché, come Maria, ogni essere umano è chiamato in un certo senso ad offrire la propria carne a Dio per veicolare il divino nel cuore e nella vita dei propri simili, e poi perché ognuno di noi è chiamato ad essere vergine come Maria, cioè non contaminato dalle molteplici forme di peccato da cui appare pesantemente segnata la mentalità contemporanea, perché senza verginità spirituale, che non si conquista una volta sola ma sempre, non si può offrire a Dio assolutamente nulla di sé.

Ci si chiede, d’altra parte, se un devozionalismo mariano come quello che da alcuni decenni sta manifestandosi a Medjugorje sia legittimo e fondato, visto che la Chiesa al riguardo continua ad essere molto prudente e non si sbilancia. Lo stesso Bux qui è molto cauto, limitandosi a distinguere tra diverse forme di “visione” mistica (corporale, spirituale o immaginaria, intellettuale) e che nel caso dei veggenti di Medjugorje ci si troverebbe di fronte ad apparizioni oggettive solo se si riuscisse a stabilire in modo certo e incontrovertibile che le loro visioni sono di natura corporale (Ivi).

Tuttavia, apparizioni o non apparizioni, nei limiti in cui a Medjugorje avvengano davvero in modi corretti e non truffaldini o paranoici fenomeni straordinari come il numero delle confessioni, la passione per la preghiera e le conversioni apparentemente numerose sincere e sorprendenti, non c’è dubbio che in quella cittadella dell’Erzegovina, anche in quella cittadella dell’Erzegovina, opera Maria la cui intercessione, secondo una tradizione ultrasecolare di fede, fa sí che le genti appartenenti a tutti i popoli della terra siano condotte a convertirsi (Ivi). Quanto a possibili falsità, non c’è molto da preoccuparsi perché la falsa testimonianza, specialmente quando verta su cose riguardanti Dio stesso, prima o poi viene smascherata in modo clamoroso.