Lucia Annunziata: un esempio di stoltezza e di viltà.

Scritto da Giordano Tempestilli. Postato in Contributi e testimonianze

 

I becchini del «senso del pudore….si chiamano Sandra Fluke, Barack Obama, Lucia Annunziata, Michele Serra, Franco Grillini e Paola Concia, del manifesto funebre s'è occupato il Corriere della Sera» (R. Casadei, Tipi come Fluke, Annunziata e Obama distruggono quel pudore che Dalla difendeva, Tempi.it, blog “Il mondo è grigio, il mondo è blu”, 5 marzo 2012). Sandra Fluke, che «chiede all’amministrazione americana l’inclusione obbligatoria delle spese per la contraccezione nelle assicurazioni sanitarie, non merita certo gli insulti» con cui qualche esponente della destra statunitense ha ritenuto di gratificarla, «ma non merita nemmeno gli apprezzamenti positivi» del presidente Obama e di tanti sedicenti democratici e progressisti americani ed europei, tra i quali figurano naturalmente anche tanti personaggi della cultura e della carta stampata italiane.

Chi fa questi apprezzamenti «ha perso completamente il senso della realtà, soprattutto ha perso la distinzione fra pubblico e privato, fra personale e politico, fra intimità ed esteriorità, fra pudore e oscenità. Lucia Annunziata», quella giornalista che, tanto per intenderci, difende a spada tratta il terrorismo israeliano contro i palestinesi e il loro sacrosanto diritto ad esistere come popolo e come Stato, e che si offende terribilmente se Sabina Guzzanti ne fa la caricatura presentandola come una donna scema convinta di essere intelligente, quella giornalista che al funerale di Lucio Dalla «non ha partecipato, se ne è venuta fuori con accuse di ipocrisia alla Chiesa e alla società italiana in generale, che concederebbe i funerali in cattedrale e altri onori cattolici anche agli omosessuali, a condizione che non si dichiarino pubblicamente. Subito si sono messi nella sua scia Grillini e Concia, per denunciare l'intollerabile emarginazione dei gay in Italia, e Michele Serra su Repubblica per ribattere il chiodo dell'ipocrisia.

Ma che pena! Tanto per cominciare, il record del mondo dell'ipocrisia l'hanno battuto i quattro signori di cui sopra, per un semplice fatto: a mantenere la discrezione sul proprio orientamento sessuale, a non farne una bandiera e soprattutto a non farne oggetto di rivendicazioni politiche è stato, fino alla morte, lo stesso Lucio Dalla. Se fossero logici e coerenti, i quattro dell'Apocalisse dovrebbero denunciare anzitutto l'ipocrisia del defunto, di cui quella della Chiesa bolognese sarebbe solo una prosecuzione. E non vale certamente l'argomento che la condizione degli omosessuali in Italia e nel mondo dello spettacolo è talmente orrenda che il cantante non poteva permettersi il cosiddetto “outing”….Non diciamo cazzate, un mostro sacro come Dalla poteva permettersi quello ed altro, e l'Italia non è l'Iran. Allora forse bisognerebbe prendere in considerazione l'idea che sia Dalla che la Chiesa cattolica avevano e hanno le loro buone ragioni quando fanno mostra di discrezione e di riservatezza, e queste ragioni si riassumono in una parola: pudore.

Lo scontro fra Dalla e la Chiesa da una parte, le Annunziate e i Barack Obama dall'altra, non è quello fra ipocrisia e parresia (veracità, autenticità), ma fra chi difende l'intimità dell'uomo e chi la annulla attraverso l'oscenità; fra chi è convinto che la sessualità può contribuire alla felicità della persona se resta fedele alla dimensione personale, se non diventa spettacolo, e chi è convinto che tutto è politico, che l'uomo ha diritto alla felicità sessuale e che a questo fine è necessaria una lotta politica. Come si vede la contrapposizione è talmente radicale da relativizzare persino il giudizio morale della Chiesa sull'omosessualità, giustamente definita “intrinseco disordine”. Il minimo che si deve dire degli atti omosessuali è che hanno poco a che vedere col significato intrinseco della sessualità: il sesso è donazione reciproca senza riserve, talmente totale da comportare la possibilità di un concepimento che andrà a sconvolgere la vita degli amanti; agli amanti omosessuali questo esito è precluso per natura, per loro il sesso resta un piacevole gioco (soggettivamente), che può indubbiamente generare sentimenti d'amore anche molto forti. E tuttavia Lucio Dalla aveva compreso perfettamente quello che non solo la Chiesa, ma ogni persona intelligente non ancora investita dalla mutazione antropologica post-moderna, sa: nel momento stesso in cui viene politicizzato, il sesso perde ogni pudore, diventa pubblico e perciò osceno; diventa spettacolo, e tutto ciò che è spettacolo separa l'uomo dai suoi stessi sentimenti, lo spossessa del suo stesso corpo, ridotto a campo di battaglia di una lotta per il potere. Altro che ipocrita: Lucio Dalla difendeva la propria intimità e la propria dignità contro la reificazione del corpo e dell'anima che è la conseguenza dell'esibizione della sessualità e della sua politicizzazione».

Parole sante. La signora Annunziata che non perde occasione di dare stoccate a destra e a manca per pura vanità personale e per semplice desiderio di audience, ha denunciato la presunta ipocrisia della Chiesa e di conseguenza anche dello stesso Lucio Dalla, che invece saggiamente non ha mai ritenuto di dover esibire la sua vita privata (a proposito: perché Annunziata non dice pubblicamente se è eterosessuale o omosessuale e magari se preferisce i soggetti giovani o anziani e, visto che ci siamo, se tradisce spesso il marito o si limita a pratiche autoerotiche? Giusto per non correre anche lei il rischio di essere tacciata di ipocrisia!), affidando eventualmente alla misericordia di Dio e della Chiesa le sue angosce e i suoi drammi personali, senza rendersi conto oppure ben conscia di offendere in tal modo la memoria di Dalla e la vita di tutte quelle persone che, come Dalla, indipendentemente dalla loro condizione sessuale, hanno capacità di discernimento e non ritengono di essere obbligate a comunicare ai giornalisti e al mondo intero le proprie cose personali e private.

Questo sia detto anche a prescindere dal fatto che quel che molti danno per certo non sia in realtà per niente conclamato e bene hanno fatto i veri amici di Dalla nel recriminare contro la Annunziata per averlo definito “gay”: «“Mi sorprende che una giornalista seria come Annunziata abbia parlato con tanta sicurezza e leggerezza di cose che non sa. Ha delle informazioni private? Io ho avuto l’onore e la fortuna di conoscere Lucio più di trent’anni fa e di aver lavorato accanto a lui per venti anni, eppure non mi sentirei di affermare con sicurezza quello che ha affermato Annunziata”, si infuria Bruno Sconocchia, il manager di Dalla. E Marco Alemanno?», colui che viene additato come il “compagno” di Dalla: «“La ragazza che è stata tutto il tempo accanto a lui in chiesa è la sua compagna da anni. Lo sa questo, Annunziata?”. Insomma, Sconocchia e gli altri non vogliono che la vita sessuale dell’amico scomparso diventi oggetto di discussione pubblica. E vogliono difendere anche Marco Alemanno, che resta qui e dovrà affrontare un periodo certo non facile, da questo rischio. Vogliono, comprensibilmente, evitargli le facili etichettature» (A. Esposito, Gli amici all'Annunziata: «Lucio gay? Cosa ne sa», in “Corriere di Bologna” del 5 marzo 2012).

Ma, a prescindere per l’appunto dalla verità o dalla falsità di queste voci sulle tendenze sessuali di Dalla e del suo del tutto ipotetico “compagno”, il dubbio è che la signora Annunziata non solo sia ipocrita (lei sí), perché della sua più profonda intimità non dice assolutamente nulla almeno a tutt’oggi mentre pretende che ciò sia fatto da altri e perché queste sparate cafonesche sono finalizzate a nient’altro che a creare rumore e scandalo per motivi personali e forse professionali inconfessabili; non solo che sia vile perché nessuno e niente poteva autorizzarla, proprio nel giorno dei funerali del cantautore bolognese, ad infangarne il ricordo e a violarne la privacy solo o soprattutto al fine di colpire maldestramente la Chiesa, ma sia anche intellettualmente limitata non conoscendo bene con ogni probabilità, al pari di tanti liberi pensatori sbalestrati e di tanti omosessuali disperati ma deficienti, l’esatto significato della parola “ipocrisia”.

Peraltro, sono a mio giudizio validissime altre osservazioni che qualcuno ha fatto su di lei in relazione a questa vicenda: «secondo la signora Annunziata, Dalla avrebbe scelto il compromesso per vivere la sua vita senza fastidi godendo dell’abitudine tutta italiana di sfuggire alla lotta ideale per badare agli affari propri. In linea di principio sono anche d’accordo.  Quello che mi chiedo è:  ma perché la signora Annunziata questa domanda a Dalla non gliel’ha fatta quando il signor Lucio Dalla era ancora vivo? Ha scoperto solo oggi che Lucio Dalla era un omosessuale? Eppure la notizia gira da almeno trent’anni.  Notizia vecchissima, possibile che la signora Annunziata non ne fosse a conoscenza? Se invece si tratta di una distrazione, perché ora la signora Annunziata non chiede al signor Renato Zero se è omosessuale e perché non si impegna per la causa di tanti omosessuali che con il loro coming out si complicherebbero solo la vita?

Ecco, se Dalla è stato ipocrita cercando il compromesso per non avere problemi, ho l’impressione che la signora Annunziata si stia comportando esattamente nello stesso modo con l’aggravante di cavalcare un cadavere per cercare visibilità. E se la signora Annunziata non ha il coraggio di chiedere a un vivo se gli piacciono i piselli o le patatine  possiamo immaginare quale livello di incisività raggiungeranno le sue domande ai potenti che si succedono alla sua presenza.

In una cosa ha ragione la signora Annunziata: gli italiani pensano troppo spesso ai cacchi loro. Anche lei (Gianalessio Ridolfi Pacifici, L’ipocrisia di Lucia Annunziata sul cadavere di Lucio Dalla, in “Mente critica”, 4 marzo 2012). Anche lei sí, che pensa di poter dire, solo perché giornalista a ragione o a torto affermata della RAI, tutto quello che le passa per la testa. No: non puoi dire, egregia signora, tutto quello che ti suggerisce la tua aggressività e il tuo forsennato narcisismo, allo stesso modo di come, contrariamente a quello che forse pensando a te stessa dicesti in data 23 febbraio 2012 nella trasmissione “Anno Zero” di Santoro, Adriano Celentano non ha affatto «il diritto di dire quello che vuole» sebbene poi tu sia libera di qualificarti come donna stolta e malvagia nel ritenere di poterlo difendere «anche se avesse detto che i gay sono da mandare al campo di sterminio». E’ chiaro? Non sarebbe il caso che ripensassimo tutti alle mostruosità che ad ognuno di noi può capitare talvolta di pensare e di dire e chiedessimo perdono a Lucio Dalla e al Signore anche per conto di coloro che non fossero capaci né di pentimento, né di discernimento.