Maria Maddalena tra passato e presente

Scritto da Francesco di Maria. Postato in Il mio apostolato laico

 

Non è probabile, come molti di noi ancora pensano, che Maria Maddalena fosse, almeno nell’accezione comune del termine, una prostituta o meglio una donna di facili costumi dedita ad offrire il suo corpo in cambio di denaro o di favori. Nei vangeli non esiste alcun elemento che induca a stabilire un collegamento tra lei e un’attività malfamata di quel genere. In essi si legge solo che Gesù attraversava la Galilea per annunciare il Vangelo, accompagnato dagli apostoli e da «alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni» (Lc 8, 1-3 e Mc 16,9). Anche l’evangelista Matteo conferma che la Maddalena faceva parte delle «molte donne» che «avevano seguito Gesù dalla Galilea» e «lo servivano» (Mt 27,55 e Mc 15,40). Bisogna considerare con particolare attenzione il luogo di provenienza di Maria: Magdala per l’appunto o più precisamente Migdal Nunaya, “torre dei pescatori”, che è ancora oggi una cittadella situata sulle sponde del mare o lago di Tiberiade e che già allora era il centro di una fiorente industria della lavorazione del pesce per cui i suoi abitanti si erano rapidamente arricchiti circondandosi di strutture edilizie private e pubbliche molto lussuose e funzionali, come sono venute dimostrando alcune relativamente recenti scoperte archeologiche, e conducendo una vita non solo molto agiata ma anche abbastanza voluttuosa e voluttuaria.

Ora, proprio questo può indurre a pensare che Maria, avendo ereditato probabilmente da un familiare o dal marito deceduto l’ingente patrimonio di una delle industrie del pesce di Migdal, fosse una donna molto agiata, forse vedova, e che, disponendo di una buona stabilità finanziaria, non si sentisse tentata di condurre una vita illecita o dissoluta per necessità strettamente economiche. D’altra parte, come riferiscono i vangeli, era tra le donne che “assistevano Gesù con i loro beni”, per cui è più che probabile che ella fosse effettivamente una donna ricca o benestante. Tuttavia, dal racconto evangelico risulta anche che, tra le donne che erano al seguito di Gesù dopo essere state da lui “guarite da spiriti cattivi e da infermità”, Maria era certamente quella che aveva i trascorsi di vita più critici e dolorosi, giacché da lei Gesù aveva dovuto estrarre ben “sette demoni”, che stanno a denotare una condizione di malessere fisico e spirituale estremamente grave.

A cosa fosse dovuto esattamente questo malessere i vangeli non lo dicono ma sette demòni sono tanti; anzi, come il sette che biblicamente evoca la compiutezza o la totalità, stanno a denotare forme particolarmente gravi di malattia dovute, sia sul piano fisico-mentale che su quello spirituale, ad una forzata e reiterata rimozione o repressione di istinti e bisogni vitali, tra i quali quelli relativi alla vita affettiva e sessuale del soggetto malato o “posseduto” o “indemoniato”, cui non segua alcuna adeguata compensazione di natura affettiva ed esistenziale, con conseguente (anche se non necessariamente dichiarata) avversione al “sacro” percepito come potente inibitore psicologico e sociale che ostacola o impedisce la libera espressione del proprio vissuto e delle specifiche istanze di liberazione in esso contenute.

E’ quindi probabile che la Maddalena, sia nel caso in cui fosse una donna sola e non sposata sia anche nel caso in cui fosse una donna sola e vedova, avesse accumulato, a causa di una serie di probabili insuccessi o fallimenti affettivi sentimentali e sessuali, delle tensioni neurolibidiche cosí forti e devastanti da procurarle gravi scompensi psichici e una accentuata e persistente depressione a sfondo isterico che veniva manifestandosi sintomatologicamente in termini di ansia, di apatia, di instabilità mentale e ancora di drastica chiusura verso il mondo esterno e verso gli altri. In questo senso, pure, non ha importanza stabilire se ella avesse avuto molti uomini o nessun uomo, perché i disturbi psicotici sopra descritti possono manifestarsi sia a causa di continue delusioni amorose, sia a causa di una affettività-sessualità fortemente repressa e inappagata ma connessa alla mancanza di esperienze sentimentali e sessuali, o più semplicemente spirituali, realmente significative e soddisfacenti. 

Una docente spagnola di Sacra Scrittura, Carmen Bernabé, ha cercato di spiegare il significato della “possessione” di Maria Maddalena in termini antropologici. Essa, osserva questa studiosa, può essere ricondotta ad un caso di isteria, di alterazione dello stato di coscienza la quale comporta talvolta mutismo, sordità e paralisi. Da un punto di vista antropologico, tale condizione può essere intesa, secondo la definizione data da un altro antropologo, Ioan Myrdin Lewis, come una “strategia indiretta di protesta” (oblige strategy of protest).

Nel caso della donna di Magdala è la protesta di una donna che si ribella disperatamente al suo dover essere donna secondo certi canoni dominanti della società in cui vive per affermare il suo voler esser donna secondo canoni alternativi di autonomia e libertà personali. Nella società patriarcale e maschilista in cui quella donna vive, la femminilità è infatti regolamentata rigidamente da coloro che gestiscono appunto il potere politico-sociale anche per mezzo di modelli culturali ben funzionali a garantirlo e perpetuarlo. La donna qui deve sottostare ad una normativa che regola e disciplina il suo “genere”. Ed è in questo senso che Maria si ribella e lotta contro il potere attraverso il suo corpo che, reso muto e inattivo, amplifica ancora di più il senso del suo malessere e della sua radicale protesta contro un modello sociale, culturale e religioso assolutamente repressivo e discriminante verso il genere femminile e verso la sua stessa persona.

Maria sapeva di essere una peccatrice ma non accetta inconsciamente di essere ritenuta tale più di quanto non fossero considerati peccatori gli uomini cui si era eventualmente data nella realtà, e di essere perciò disprezzata ed emarginata, né di sentirsi intimamente condannata dalle prescrizioni e dai precetti religiosi vigenti ad essere una peccatrice solo per aver desiderato nel suo immaginario erotico e spirituale rapporti gratificanti con uomini altrettanto immaginari ma rispondenti a sue specifiche necessità esistenziali.

Ora, sia che i rapporti di Maria con determinati uomini siano stati effettivamente ed infelicemente consumati e vissuti, sia che tali rapporti siano stati meramente immaginari provocandone tuttavia il pericoloso stato di frustrazione e depressione, Gesù la guarisce proprio dal terribile e insopportabile senso di colpa indotto in lei dal giudizio o meglio dal pregiudizio sociale, ritenendo del tutto comprensibile e plausibile che una donna bisognosa di dare e ricevere amore possa incorrere nella trappola della strumentalizzazione e dell’ingratitudine maschili o possa restare vittima di una indebita e iniqua manipolazione ideologica del “sacro”.

Beninteso, per questo non si potrà certo dire che Gesù fosse un femminista ante-litteram, perché resta fermo in lui il principio che uomo e donna debbano essere liberati da pregiudizi e forme umane di schiavitù senza tuttavia mai perdere di vista la loro identità e specificità “di genere”, ma è significativo e di grande insegnamento anche per le attuali generazioni l’aver egli voluto sottolineare che un uomo o una donna non devono mai e in nessun caso essere giudicati o condannati dalla società e dalla stessa istituzione religiosa sino al punto di riceverne una sorta di morte civile o un’infelicità priva di una qualche speranza redentiva.

Dio, attraverso Cristo, riconcilia Maria Maddalena con se stessa e Maria Maddalena, scoprendo di avere Dio dalla sua parte secondo le sue pur insperate aspettative, si riconcilia con Dio e diventa la grande, castissima amante di Gesù e, addirittura, per volontà stessa di Cristo, l’“apostola degli apostoli”. E’ certamente anche a lei che Gesù si riferisce quando dice: «sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato» (Lc 7, 47). Riconciliata inaspettatamente da Dio con se stessa, ella si riconcilia alla grande con Dio, con il suo Dio, con il Dio di misericordia in cui forse inconsciamente aveva sempre confidato, amandolo e standogli sempre vicino fin sotto alla croce e anche oltre la croce.

Quando il Cristo si avvicina a lei per sanarla, non risulta che ella abbia opposto la minima resistenza, come invece risulta per l’indemoniato peccatore di Gerasa che si sarebbe opposto violentemente all’esorcismo e al proposito salvifico di Gesù, forse perché Maria, a differenza di quello, pur peccando temporaneamente contro se stessa e contro Dio non aveva mai smesso di cercare il Signore, di credere nel suo potere di guarirla dal suo malessere, di sperare di poter essere da lui riconciliata o pacificata con la sua corporeità inquieta, con la sua sessualità turbolenta, con la sua psichicità disturbata.

Il fatto è che Gesù, guardandola probabilmente negli occhi, scommette immediatamente nella bontà e nella generosità di quella donna e non esita ad opporre ai valori precostituiti che legittimano il potere che l’ha discriminata e indotta alla disperazione i controvalori che esprimono la volontà di Dio. 

Non risulta che Maria, ancora abbastanza ignara della natura divina di Gesù nel momento in cui lo incontra, lo abbia accolto con la rabbia che generalmente manifesta chi versa in condizioni psicotico-depressive molto avanzate; non risulta che ella abbia opposto alcun moto sia pure mascherato di orgoglio o di superbia. Maria, in altri termini, lascia che Gesù agisca, si prenda cura di lei, senza preoccuparsi di respingerlo preventivamente e sospettosamente con frasi del tipo: Ma tu che vuoi? Non ho bisogno di te, non mi serve il tuo aiuto, pensa a te stesso e bada a curare il tuo eventuale malessere; solo Dio mi può salvare. Maria ha fiducia perché sa riconoscere umilmente, anche in virtù della sua larga e drammatica esperienza delle cose umane, che ha a che fare con una persona “diversa”, con un uomo speciale, con uno spirito vicinissimo a Dio e forse tutt’uno con la divinità stessa.

E infatti, una volta risanata, una volta che la sua vita viene ricomposta e recuperata nella sua pienezza, eccola sempre al fianco di Gesù, con una fede, con una gratitudine, con un amore cosí intenso da renderla molto simile ad una donna perdutamente innamorata. Forse è anche per questo che si sarebbe un po’ malignato sui suoi rapporti con Gesù. Maria era sempre stata una donna assetata d’amore ma è possibile che talvolta lo fosse stata cosí avventatamente da non accorgersi che l’acqua che beveva potesse essere anche avvelenata. Adesso Gesù la guarisce non privandola della sua particolare carica affettiva e libidica ma restituendogliela depurata dalle scorie del peccato e canalizzandola in più avvincenti e gratificanti forme di donazione esistenziale.

Non si può dimenticare che Maria Maddalena, proprio per aver conservato seppur sublimata e spiritualmente affinata questa carica affettivo-libidica anche da convertita, non avrebbe riconosciuto immediatamente il Maestro risorto scambiandolo per un guardiano del sepolcro: non lo avrebbe riconosciuto a ragione di una familiarità, contratta con lui prevalentemente in termini psico-somatici e fortemente esperienziali ed emozionali, che adesso fa fatica a riconoscere e ad avvertire in presenza di un Gesù trasfigurato, che riprende la sua “leggerezza ontologica” di unigenito Figlio di Dio, e quindi spiritualmente molto più “leggero” di prima e di quanto non sia la sua “compagna” di apostolato ancora spiritualmente condizionata da talune “pesantezze” terrene, come per esempio poteva essere la convinzione tutta “carnale” di non poter più rivedere il Maestro.

E’ significativo che, persino quando Maria, dopo averlo riconosciuto, cerca di toccarlo con consueto ed immutato affetto, Gesù le dica grosso modo: “non toccarmi, non abbracciarmi, non trattenermi, Maria, perché il nostro amore resta e anzi è destinato a perfezionarsi ma in un contesto non più semplicemente terreno. Lasciami andare al Padre mio, perché Egli non può più aspettare che io lo riabbracci e mi ponga alla sua destra per occupare per sempre il posto regale che mi spetta”.          

Tuttavia, per quanto riguarda il rapporto tra Gesù e Maria prima della morte e della risurrezione del Cristo, nel vangelo gnostico di Filippo (della seconda metà del II secolo o della prima metà del III) si racconta di baci sulla bocca che sarebbero intercorsi tra l’uno e l’altra, e questo avrebbe indotto sempre qualcuno nei secoli a gridare allo scandalo o ad interpretare tale rapporto in una luce di trasgressiva ambiguità, senza però che ci si rendesse conto, posta la veridicità delle cose narrate, come nella tradizione gnostica, e il vangelo su citato rientra appunto in questa tradizione, il bacio sulla bocca (non con la lingua, beninteso, ma sulle labbra) non alluda affatto ad un perverso contatto carnale avendo invece un valore eminentemente iniziatico e rituale. Il bacio ai tempi di Gesù era un segno del tutto normale di fratellanza e di fraterna amicizia e nelle lettere di san Paolo non sono pochi i richiami al “santo bacio” tra persone che si incontravano specialmente durante le preghiere comuni e le assemblee eucaristiche.

Oggi ci si dà il segno della pace prima della santa comunione. Nelle prime comunità cristiane in segno di pace ci si dava un bacio, ma cominciò ad accadere da un certo momento in poi che alcuni, al termine della funzione religiosa, rientrassero nella sala o nella casa per ricevere di nuovo “il bacio” alimentando un desiderio impuro e peccaminoso: fu nel II° secolo che l’apologeta Atenagora di Atene comprese bene come il “bacio santo” stesse degenerando in un “bacio corrotto” e invitò allora i cristiani alla “prudenza”.

Ma poiché, nonostante l’avvertimento, quell’usanza continuò ad esser praticata in modo improprio e illecito, alcuni dei principali responsabili delle chiese cristiane decisero di modificarla e di stabilire che il bacio sulle labbra fosse scambiato solo tra uomini mentre le donne dovevano limitarsi a baciare la mano degli uomini. Questa pratica sarebbe durata fino alla fine del medioevo quando la Chiesa venne sostituendo il bacio con l’abbraccio fino a giungere all’odierna stretta di mano.

Tutto questo per dire che, almeno originariamente e di sicuro ai tempi di Gesù, il bacio sulle labbra (che, peraltro, ancor oggi è in uso tra i russi maschi che non per questo possono essere tacciati di omosessualità) non aveva alcuna particolare funzione sessuale, benché, a voler essere pignoli, nei rapporti interpersonali la nostra sessualità sia venuta in passato e venga sempre e comunque anche oggi esprimendosi ora in forme del tutto normali e lecite ora in forme decisamente sconvenienti e immorali, indipendentemente da determinati costumi sociali e da valutazioni meramente soggettive. Persino nelle manifestazioni o nei processi umani dotati di più alta e genuina spiritualità, la sessualità come la carnalità non si abolisce, non si cancella, ma si trasforma e si rigenera in forme via via più caste, più sobrie, più miti, umanamente più durature ed efficaci e socialmente più utili.  

D’altra parte, a conferma di quel che si sta sostenendo, in altri due testi o codici di Nag Hammadi, vale a dire la prima e la seconda Apocalisse di Giacomo, Gesù bacia l’apostolo sulla bocca, ad evidente riprova del fatto che tale gesto venisse inteso nelle stesse comunità religiose ebraiche o almeno in alcune di esse come segno di profonda familiarità e di stretta amicizia e non di amore in senso erotico.

Maria Maddalena è una figura femminile senz’altro moderna nel senso della sua contemporaneità a noi. Il suo fascino oggi rimane intatto non solo perché il nostro mondo tende ad affollarsi di maddalene profondamente tristi e provate spesso dalla loro stessa vita e dalle loro stesse scelte ma anche perché in tutte queste maddalene contemporanee continua ad agire, come nell’antica Maddalena evangelica, un bisogno inespresso di liberazione e di amore, una preghiera forse inconscia ma struggente di aiuto rivolta al Signore della misericordia infinita. Ma come faranno queste nostre carissime Maddalene a guarire nello stesso modo in cui fu guarita Maria di Magdala? Come faranno senza Gesù, senza la sua ineffabile capacità di comprensione e senza la sua divina e taumaturgica umanità? Gesù, certo, è insostituibile, ma, in Gesù e con Gesù, qualcosa di simile, anche per mezzo di uomini comuni e tuttavia da lui benedetti, potrebbe ancora accadere! Non è forse vero che la fede può spostare anche le montagne?