Il discorso del monte. Gesù insegna anche oggi ad essere santi.

Scritto da Francesco di Maria. Postato in Il mio apostolato laico

 

Si può riformulare oggi il discorso del monte, il discorso sulle beatitudini fatto da Gesù duemila anni or sono? Forse sí, a condizione che non ne venga adulterato né il senso, né lo spirito. Adesso, Signore, se faccio una cosa utile e veritiera, dammi la tua santa benedizione; e se invece, troppo pretendendo da me stesso, traviso il senso di quel tuo meraviglioso discorso, concedimi il tuo perdono e stringimi ugualmente tra le tue braccia misericordiose.      

Riferisce il vangelo di Matteo 5, 1-12, che Gesù, dopo essere stato raggiunto dai suoi discepoli, parlò alla folla. In base a ciò che racconta l’evangelista, si può supporre che il Signore abbia inteso parlare al mondo di ogni epoca storica nei seguenti termini.

Il mondo in cui vivete è fondato sul potere, sulla ricchezza, sul prestigio sociale, per cui si ritiene generalmente che le persone felici siano i potenti, i ricchi, i fortunati detentori di autorevoli cariche istituzionali e sociali, tutti coloro che possono agevolmente esercitare dominio o autorità sugli altri uomini e sul loro destino, sino al punto di determinarne condizioni di prosperità o di assoluta miseria. Sappiate però che tutto questo è pura apparenza e non corrisponde affatto alla volontà di Dio. Il mondo è cosí non per volontà divina ma a causa di un peccato ancestrale che, indebolendo la struttura genetica e spirituale dell’umanità creata perfettamente da Dio stesso, ha finito per produrre effetti perversi nella vostra vita e nella vostra storia di uomini peregrinanti in questo mondo terreno.

Dio vi ha creati altruisti ma voi qui siete spesso egoisti, vi ha fatto uguali ma voi spesso fate di tutto per sentirvi presuntuosamente diversi, vi ha reso diversi e irripetibili ma voi spesso pensate e agite solo per essere uguali nel peccato e nel vizio, per uniformarvi o conformarvi passivamente o acriticamente a logiche seducenti di questa terra. Voi ancora oggi troppo spesso pensate che la felicità consista nell’appagamento dei vostri desideri e nel soddisfacimento delle vostre passioni di qualunque genere, solo perché non avete fede in Dio o perché la vostra fede è superficiale o semplicemente di facciata. Persino i cosiddetti uomini di fede, i religiosi, i rappresentanti del “sacro”, quelli che generalmente sono tentati di sentirsi a Dio più vicini di tutti gli altri uomini, vengono talvolta coinvolti nel vortice delle ambizioni e della presunzione, dell’ipocrisia e della malizia, finendo per rimanere privi di spiritualità e di vera fedeltà al loro Signore.

E’ per questo che voglio parlare a voi, a tutti, e non solo ai sacerdoti del tempio: perché a Dio interessa che tutti possibilmente siano suoi sacerdoti, tutti possibilmente predichino la sua Parola e cantino le sue lodi.

Certo, qui, accanto a me, vedete dodici uomini che io ho scelto per aiutarmi a diffondere il Verbo, il Logos, la Razionalità originaria e originale, l’Amore agapico perfetto di Dio Padre, per testimoniare in mezzo a tutti la loro fede nell’unico Signore e in Colui che mi ha mandato per la vostra salvezza, ma nelle aspettative divine la missione loro affidata deve o dovrebbe diventare la missione di ognuno di voi e dei popoli e delle generazioni che verranno. Il Padre seleziona continuamente tra di voi uomini e donne capaci di annunciare il suo vangelo di misericordia e di giustizia, non perché li ritenga migliori degli altri, e infatti non tutti si dimostrano all’altezza del compito, ma solo a motivo di talune loro caratteristiche umane, intellettuali, morali, spirituali che in determinati momenti della storia li rendono più preferibili ad altri soggetti. D’altra parte, fra coloro che annunciano il vangelo e predicano la conversione dei cuori si trovano talvolta semplici intrusi, falsi profeti e falsi uomini di fede, presunti veggenti e presuntuosi sapienti, non scelti affatto da Dio, che prestano la loro opera, in modo consapevole o inconsapevole, a servizio del male e del Maligno piuttosto che di Dio stesso.

Dunque, mi rivolgo a voi tutti perché non c’è nessuno di voi, che siete venuti ai piedi di questa altura per ascoltarmi, che mi sia meno caro dei miei dodici apostoli e che non possa diventare mio perfetto discepolo. Sono qui per farvi comprendere che felici possono essere solo le persone sante, ovvero quelle che non sono succubi dei falsi valori di questo mondo, del luccichio seducente ed ingannevole degli onori e dei riconoscimenti del mondo, anche quando onori e riconoscimenti vengano tributati nel recinto di istituzioni religiose ritenute sacre ma non di rado propense ad autocelebrare se stesse e ad imitare le potenze terrene. I santi non sono semplicemente persone consacrate a Dio con tanto di voti solennemente pronunciati davanti ai fedeli, non sono persone separate apparentemente da tutti, né persone che alzano quotidianamente l’incenso all’Altissimo, né persone capaci di dar luogo a fenomeni prodigiosi in nome di Dio.

C’è un modo sicuro per riconoscere e definire la santità dei veri figli di Dio ed è quella che racchiude in sé, ben armonizzate fra esse, le otto beatitudini di cui oggi voglio parlarvi. Sono otto qualità spirituali, otto modi di essere non del mondo ma nel mondo che, esercitate convenientemente a seconda delle circostanze della vita, consentono di essere e rimanere poveri in spirito, ovvero spiritualmente semplici e sempre bisognosi della misericordia e della giustizia divine. Perché solo i poveri in spirito possiedono già ora il regno dei cieli. E come concretamente li si può riconoscere? Li si può riconoscere dal fatto che sono afflitti da sofferenze, da umiliazioni, da esclusioni, indipendenti dalla loro volontà o subite contro ogni loro merito. Chi è nel pianto perché, incompreso e sottostimato, viene emarginato dalla società o da una comunità religiosa senza che in realtà abbia fatto nulla di male per meritare questo trattamento, chi vive nel dolore di un’infermità, di una vedovanza, di una perdita umana, di una solitudine senza via d’uscita, di una schiavitù individuale o collettiva, di una ricerca spirituale e religiosa severa e tormentata; chi vive nel dolore di ingiuste privazioni anche di natura materiale, nel dolore dell’indisponibilità di beni assolutamente necessari alla propria sopravvivenza, nel dolore della propria sincera e onesta partecipazione al dolore altrui e infine nel dolore di scelte difficili fatte per amore e per l’appunto sante: tutti costoro sono sulla via della santità, di essi comincia ad essere il regno dei cieli, perché prima o poi essi troveranno la loro abbondante ed infinita consolazione nell’amore eterno di Dio.

I poveri in spirito sono anche quelli che vivono ripudiando nella propria intimità ogni forma di aggressività, di superbia, di prepotenza, di prevaricazione, di violenza volontaria. Siccome la terra è generalmente meta di conquista di spiriti iniqui e assettati di potere e di ricchezza ad ogni costo, essi, cioè quei miti, e non altri, sono destinati ad ereditare le cose della terra. E che dire di coloro che lottano appassionatamente ma disperatamente ogni giorno contro le molteplici ingiustizie dilaganti a tutti i livelli nel mondo, contro le stesse ingiustizie talvolta derivanti da un uso abnorme o distorto della stessa Parola di Dio, se non che essi, insieme a tutti quelli che amano il prossimo con una esposizione personale realmente misericordiosa e dolendosi sinceramente dei propri limiti, saranno gratificati e perdonati da Dio per tutte le loro debolezze?

E le persone leali, oneste, pulite, pure, che avranno sempre fatto del loro meglio verso gli altri e verso Dio, le stesse persone soggette al peccato e agli stessi peccati di impurità anche con il o sul proprio corpo, che però si saranno strenuamente impegnate per migliorare la propria condizione di vita senza mai cercare scuse o attenuanti per le proprie colpe, non sono forse anch’esse destinate ad incontrare Dio, a vederlo direttamente, a gioire di poterlo contemplare per l’eternità? Ma un destino non meno felice sarà di quelli che si sforzano di creare concordia e di mettere pace tra gli uomini anche se in un rigoroso spirito di verità e di giustizia, perché la pace di Cristo è ben diversa da quelle apparenti pacificazioni che sanno di ricatto, di forzato compromesso, di accettazione imposta o subíta, e via discorrendo. Operatori di pace saranno un giorno considerati non i diplomatici, non i faccendieri, non i politici alla ricerca di vantaggi particolari per sé o per la propria nazione, non individui cui sia estranea ogni dimestichezza con criteri elementari di verità e di equità e che perciò vorranno pacificare anche o soprattutto per trarne qualche vantaggio personale, ma persone caritatevoli e oneste, mosse da senso di misericordia e di giustizia.

Anzi, niente di più facile che proprio coloro che cercheranno la pace attraverso la verità e la giustizia risultino invisi agli uomini e da essi perseguitati in forme più o meno cruente. Tanto più invisi agli uomini, essi saranno tanto più graditi a Dio. Queste sono le beatitudini che vi faranno giungere in cielo e vi faranno vivere concretamente e attivamente nel Regno di Dio: forse sarete insultati, perseguitati, discriminati non in spirito di verità ma di menzogna. Sappiate che tutto ciò vi capiterà di sperimentare a causa mia, a causa della vostra inequivoca e puntuale fedeltà ai miei insegnamenti. Sappiate che, seppure amareggiati, addolorati e duramente provati, voi potrete già cominciare a rallegrarvi e ad esultare, perché per voi è già stata pensata una ricompensa cosí grande da non poter essere minimamente immaginata.   

Dolore, purezza, spirito di verità e di giustizia, ricerca della pace, atteggiamento misericordioso verso il prossimo: questi sono gli ingredienti essenziali delle beatitudini, dell’itinerario esistenziale e spirituale che conduce alla eterna felicità. Il che implica, piaccia o non piaccia specialmente a quegli omileti che si preoccupano continuamente e ambiguamente di precisare che Gesù non è un rivoluzionario venuto per rovesciare ruoli economici e sociali e rapporti di potere, che tutti quelli che direttamente o indirettamente avranno coltivato posizioni o propositi di potere, di ricchezza e di arricchimento, di dominio o di supremazia, anche soltanto sul piano psicologico, sui propri simili, sono destinati all’eterna dannazione.