Maria nella Bibbia

Scritto da Rino Persiani on . Postato in Articoli e studi

 

Una corretta conoscenza di Maria non è possibile se non attraverso una ricerca basata sulle scritture neotestamentarie. Indubbiamente i vangeli apocrifi sono pieni di racconti che la riguardano ma, pur contenendo elementi probabilmente veritieri sulla sua vita e sulla sua figura, sono apparsi giustamente troppo fantasiosi alle autorità della Chiesa perché li si potesse ritenere complessivamente attendibili. D’altra parte, i vangeli gnostici, di provenienza più che altro eretica, di Maria si occupano troppo poco o quasi per niente. Infine, altra fonte possibile di notizie sulla giovinetta di Nazaret sarebbe il Talmud ebraico che però, non solo perché troppo tardivo ma anche a causa del suo tono decisamente polemico contro la fede cristiana, non può certo essere ritenuto attendibile.

Del tutto autorevoli e degni di fede appaiono invece i Padri della Chiesa che attingono tutto il materiale per le loro belle, profonde e spesso originali riflessioni personali sulla Madre di Dio, dal Nuovo Testamento. Da notare è che la mariologia, ovvero lo studio sistematico e avvincente del ruolo e del significato di Maria non solo in rapporto alla figura di Gesù ma all’intera storia della salvezza, ha proprio in tali riflessioni la sua origine, il suo nucleo iniziale, il suo fondamento teologico.

Ma, per l’appunto, è dunque solo nel Nuovo Testamento che bisogna cercare per farsi un’idea precisa e corretta dell’identità di Maria di Nazaret. E’ sulla base delle notizie da esso ricavabili che possiamo esser certi del fatto che Maria fu vera ebrea e vera cristiana. Di lei per l’esattezza si parla nei quattro vangeli canonici, negli Atti, in un passo dell’apostolo Paolo (Galati 4, 4), forse nell’Apocalisse, mentre negli altri testi neotestamentari non si trovano ulteriori riferimenti alla sua persona.

Per quanto riguarda i vangeli, non c’è dubbio che il vangelo più mariano da un punto di vista quantitativo sia quello di Luca mentre il vangelo in tal senso meno mariano è quello di Marco, in cui Maria è citata solo in due punti (Mc 3, 31-35 e Mc 6, 3). Particolarmente importanti sono poi le tre citazioni dedicate a Maria nel vangelo di Giovanni, che può essere considerato il vangelo più mariano da un punto di vista teologico ed affettivo (Gv 2, 1-12; Gv 6, 42; Gv 19, 25-27).

Anche nel vangelo di Matteo, in cui si parla pure dell’infanzia di Gesù, sono narrati fatti molto importanti riguardanti Maria. Al pari del vangelo di Luca, anche quello di Matteo racconta la nascita miracolosa di Gesù e parla di Giuseppe sposo di Maria e di Betlemme, ma per il resto i due vangeli forniscono su Maria notizie diverse o meglio diversificate. Nel vangelo lucano, in particolare, emerge come Maria, donna ebrea osservante e timorata di Dio, non solo sia una grande donna, la più grande donna del mondo e di tutti i tempi, ma anche una donna “profetessa” (si pensi al “Magnificat”) e letteralmente inondata dalla grazia di Dio tanto che la grazia strabocchevole da ella ricevuta si sarebbe dovuta necessariamente riversare in forma di “grazie” su tutte le altre creature. 

Luca poi torna a parlare di lei nell’altro libro da lui scritto, gli “Atti degli Apostoli”, dove Maria viene presentata non solo come ebrea osservante ma ormai anche come vera cristiana unita in preghiera con i Dodici apostoli e quindi come discepola e Madre della Chiesa di Cristo.

Con questo, non si è voluto dire che su Maria non si possano pensare e sostenere lecitamente anche cose non strettamente evangeliche o meglio non strettamente narrate dai vangeli e da altri testi del Nuovo Testamento, ma si è inteso dire che la rotta di qualsiasi indagine per cosí dire paraevangelica si voglia intraprendere su di lei è data solo ed esclusivamente dalle Sacre Scritture, e più segnatamente dal Nuovo Testamento, e non già da altre fonti o da presunte rivelazioni private che, anche ove fossero veritiere e al di là del forte e commovente impatto emotivo che senz’altro rivestirebbero, non potrebbero in nessun caso discostarsi dalle verità di fede che sono per l’appunto contenute nei sacri testi sopra detti.