Maria e i credenti

Scritto da Denise Lorenzetti on . Postato in Articoli e studi

 

Chi si mette completamente nelle mani di Dio è beato, perché è convinto che, qualunque cosa gli succeda, il Signore è con lui per sostenerlo e renderlo al momento opportuno eternamente felice. Ma chi si mette completamente e consapevolmente nelle mani di Dio, sa anche che sulla sua vita incombono molte incognite che metteranno a dura prova la sua effettiva capacità di credere sino alla fine nelle promesse salvifico-escatologiche di Cristo Signore.

Una cosa è dire “sia fatta la volontà di Dio” quando si è ancora lontani dall’intensificarsi di certe tentazioni carnali (di sesso, di potere, di possesso) e da situazioni particolarmente difficili e dolorose, una cosa molto diversa è pronunciare queste parole nel momento stesso in cui sperimentiamo realmente, fisicamente e psicologicamente, la fragilità della nostra moralità o la contraddittorietà del nostro agire rispetto al nostro pensare, l’inadeguatezza delle nostre risorse spirituali rispetto a certi eventi drammatici di natura affettiva, familiare, esistenziale, che ci lasciano privi di forze e ci spingono verso la più temibile delle tentazioni: l’allentamento progressivo del nostro rapporto affettivo e spirituale con Dio sino a dubitare della sua reale presenza nella nostra vita.  

Eppure la fede ha senso proprio perché la vita, questa vita terrena è sempre imprevedibilmente aperta al rischio e al dolore. Teoricamente i credenti ne appaiono consapevoli e si impegnano al meglio di sé per conservare la fede anche nelle circostanze più difficili, ma sono pochi probabilmente quelli che, pur subendo sistematicamente sofferenze e privazioni, dimostrano di possedere una fede fondata sulla roccia e non sulla sabbia.

Non che la fede non possa anche attraversare momenti di oscurità, situazioni in cui tutto sembra crollare addosso e ci si percepisca persino come soggetti del tutto impotenti spiritualmente e privi di dignità: sono frangenti in cui gli spiriti più sensibili si sentono come disgustati della vita e anche della propria vita e vorrebbero inabissarsi per sempre nel nulla. Ma è proprio in queste situazioni-limite che viene manifestandosi il valore della fede, la sua vera qualità, che nelle aspettative di Dio deve essere sempre eccellente e mai mediocre.

Non è che Dio tolga la sua misericordia a quanti vengono travolti dalle conseguenze dei propri peccati o più semplicemente dalla sventura e dalle tante forme di male che agiscono nel mondo. Ma, come noi restiamo ammirati al cospetto di qualcuno o qualcosa che abbia i connotati dello straordinario o del meraviglioso, anche Dio resta ammirato delle imprese spirituali più alte dell’uomo tra cui è da lui giudicata particolarmente eccellente quella di una fede intrepida benché duramente scossa da fatti strazianti o crudeli, di una fede ancora e sempre in grado di fungere da stimolo al bene e alla speranza d’amore nonostante amarissime disillusioni e difetti o fragilità personali gravemente debilitanti, di una fede di ricominciare sempre il cammino verso una terra sconosciuta e posseduta solo nella promessa divina malgrado il periodico e cupo addensarsi delle tenebre sulla nostra esistenza.   

Maria seppe amare con tutte le sue forze questo Dio esigente, amante della perfezione, innamorato di creature capaci di slanci al limite dell’umano e di aperture spirituali inimmaginabili e solo basate  sulla stessa parola divina. Maria, come Abramo, seppe uscire dalle sue sicurezze e dai suoi timori, per iniziare ogni volta, contro ogni lutto ed impedimento, fino alla croce e oltre la croce del Figlio, un cammino di fede verso l’ignoto, semplicemente fidando nella parola del suo unico Dio. Ed è per questo che ella divenne modello e madre di tutti i credenti.    

Il cammino di fede di ognuno di noi non è diverso da quello di Maria: «incontriamo momenti di luce, ma incontriamo anche passaggi in cui Dio sembra assente, il suo silenzio pesa nel nostro cuore e la sua volontà non corrisponde alla nostra, a quello che noi vorremmo. Ma quanto più ci apriamo a Dio, accogliamo il dono della fede, poniamo totalmente in Lui la nostra fiducia - come Abramo e come Maria - tanto più Egli ci rende capaci, con la sua presenza, di vivere ogni situazione della vita nella pace e nella certezza della sua fedeltà e del suo amore. Questo però significa uscire da se stessi e dai propri progetti, perché la Parola di Dio sia la lampada che guida i nostri pensieri e le nostre azioni» (Benedetto XVI, Maria, modello e madre di tutti i credenti, Udienza Generale di mercoledì 19 dicembre 2012).