Rino Cammilleri: intervista su Maria di Nazaret*

Scritto da Leo Giuffrida on . Postato in Articoli e studi

 

Rino Cammilleri non è da confondere con Andrea Camilleri, dichiaratamente ateo e autore degli intriganti libri dedicati alla figura del celeberrimo commissario televisivo Montalbano, perché, in quanto cattolico, il primo è autore di testi religiosi come quello scritto e pubblicato assai di recente su Maria di Nazaret: Le lacrime di Maria (Mondadori 2013). Egli ha rilasciato un’intervista al giornale cattolico on line “Zenit” proprio muovendo da una riflessione su quest’ultima pubblicazione. Lo scenario è quello di Medjugorje, cui aveva già dedicato un libro nel 2012: lo scrittore siciliano si chiede se in questa città della Bosnia-Erzegovina non si sia manifestato veramente e in grande abbondanza il sovrannaturale e se non sia da prendere in seria considerazione il giudizio di quei molti cattolici che tendono a credere nell’autenticità delle apparizioni di Maria che appunto a loro giudizio in essa si sarebbero verificate.

Tuttavia Cammilleri, in linea con il Magistero della Chiesa, non prende per oro colato la testimonianza della folla cattolica, limitandosi a dirsi «incuriosito del fatto che la statuetta che versò sangue a Civitavecchia per 14 volte provenisse da Medjugorje e che lacrimò 14 anni esatti dopo. C’è un’arcana simbologia in questo, un messaggio che resta in gran parte da decifrare» (Maria e le sue lacrime d’amore, a cura di Luca Marcolivio, 29 giugno 2013). Però, a parte il caso Medjugorje, meritevole certo di essere seguito ma anche di essere giudicato con molta prudenza, Cammilleri è profondamente convinto che la Vergine Santa negli ultimi secoli sia realmente apparsa in diverse parti del mondo e, egli precisa, «con un crescendo che diventa quasi parossistico man mano che ci si avvicina ai tempi attuali. E’ come se, via via che il mondo si allontana vieppiù da Dio, la Vergine “compensi” moltiplicando i suoi interventi. Certo, le perplessità ci sono e non le ho nascoste. Per esempio, la Francia del 1847 era spiritualmente devastata da settant’anni di persecuzione anticristiana, ma a La Salette la Madonna piange solo per i contadini che lavorano la domenica e li minaccia di castighi regolarmente avveratisi. In fondo, il peccato dei contadini era leggero rispetto alle ghigliottine dei giacobini…È solo una delle perplessità che mi sono venute in mente immergendomi nel fenomeno delle apparizioni. È anche per questo che la posizione più saggia è adeguarsi al giudizio della Chiesa. Che, per esempio, ha riconosciuto La Salette e Kibeho ma non Garabandal» (ivi).

Garabandal, per inciso, è un paesino spagnolo in cui, nel corso degli anni ’60, alcune bambine del luogo dissero di avere ricevuto dei messaggi sovrannaturali da parte di Maria per mezzo dell’arcangelo Gabriele: la Chiesa non riconobbe come autentiche queste “rivelazioni” perché prive di riscontri attendibili.

Poi viene chiesto a Cammilleri perché abbia deciso nel suo ultimo lavoro mariano di soffermarsi in particolare sulle lacrime di Maria. E la risposta è la seguente: «Le prime notizie di lacrime di sangue scaturite da immagini mariane risalgono al XVI secolo, esattamente dopo che era scoppiata la rivoluzione protestante. Nel secolo XX le icone piangenti sono state tantissime. Sembra una precisa strategia. Infatti, statue e quadri lacrimanti hanno il vantaggio di essere oggetti a disposizione delle analisi scientifiche moderne. Cosí, si è potuto osservare che le lacrime di Civitavecchia sono di sangue maschile (stesso gruppo della Sindone) con forte componente femminile (Gesù aveva un solo genitore carnale, sua madre). A Civitavecchia il fenomeno ha coinvolto non singoli veggenti ma una famiglia in quanto tale. È stato giustamente fatto notare che oggi la famiglia come istituzione naturale rischia la scomparsa: forse per questo le lacrime di sangue… Ma perché proprio a Civitavecchia? Ah, saperlo» (ivi).

Quanto a Maria che, come “donna dell’Apocalisse”, viene spesso collegata alla “fine dei tempi”, Cammilleri è molto cauto nel dare valutazioni per non rischiare di rientrare nel novero dei rumorosi apocalittici di professione e dei disinvolti cultori “di terzi o quarti segreti” che francamente rischiano di fare una pessima propaganda alla fede: «anche qui», risponde, «si rischia di brancolare nella penombra o di sbandare tra due poli opposti: quello di chi crede a tutto e quello di chi non crede a niente. La Chiesa riconosce certe apparizioni come effettivamente verificatesi, ma ciò non vuol dire che sposi totalmente anche il contorno. Per esempio, certi “segreti” legati a La Salette si sono avverati, altri no. Per questo ho voluto concludere il mio viaggio tra le apparizioni più recenti citandone una che invece risale al XVII secolo, quando la Madonna, a Quito, mostrò alla veggente i disastri morali che sarebbero avvenuti nel XX. Perché rivelarli a una suora ecuadoriana di quattro secoli prima? Non ne ho idea…» (ivi).

Tuttavia, alla fine dell’intervista, il saggista siciliano si mostra molto scettico sulla presunta reale incidenza di tutte queste “apparizioni” e di tutti questi celesti messaggi sulla crescita di una vera e propria conversione di massa che, se fosse veramente tale, dovrebbe produrre degli effetti visibili anche sul piano culturale, sociale e politico. In realtà non c’è proprio nulla in tal senso che lasci presumere che il popolo di Dio sia capace o sempre più capace di dar luogo ad una “ricristianizzazione” della società. Non è possibile che un processo di conversione, sia a livello individuale sia a livello comunitario, sia privo di implicazioni anche sotto l’aspetto sociale, politico ed economico, come se la “scelta religiosa” potesse consistere in un muto e passivo isolamento contemplativo rispetto alle drammatiche problematiche storiche cui sono soggetti popoli e individui.

E invece pare proprio che i cattolici, nonostante tutto il loro fervore religioso e devozionale, pensino che il loro unico compito sia quello di pregare (in che modo e per che cosa poi è un’altra domanda cui è molto complicato rispondere in modo chiaro ed univoco), di applaudire il papa e di soccorrere (bontà loro!) gli emarginati! Che è «esattamente», è l’amaro commento di Cammilleri, «quel che il laicismo vuole da loro: stiano in sacrestia, si occupino gratis dei “poveri” e non disturbino il manovratore. I cattolici dell’Ottocento erano perseguitati amministrativamente, perfino penalmente e addirittura con l’esercito. Ma reagivano. Fondavano giornali, banche, si costituivano in lobby per condizionare il voto parlamentare. Senza per questo trascurare i pellegrinaggi e le opere caritatevoli. L’unica differenza con l’oggi sta nel fatto che avevano alle spalle una gerarchia dottrinalmente compatta e unanime attorno al papa. Oggi, sembra che il compito  della “nuova evangelizzazione” se lo sia assunto la Madonna in persona. Ma la ricaduta in termini di incidenza pubblica (politica, economica e sociale) di questa rievangelizzazione ancora non la vedo. Ma forse sono io che non so guardare…» (ivi).

Nel suo volume mariano sopra citato, Cammilleri scrive ad un certo punto qualcosa che si integra perfettamente con quest’ultimo concetto espresso nell’intervista: «L’impressione complessiva è che la Madonna stia prendendo in mano personalmente la famosa nuova evangelizzazione, stante una Chiesa gerarchica in grave difficoltà e quasi inebetita di fronte all’assedio “interno” (strapotere dei media laicisti, aperta cristofobia della politica soprattutto internazionale) ed “esterno” (islam, comunismi residui, nazionalismi religiosi). Una Chiesa che, a differenza di quella dei secoli precedenti, soffre pure di una gravissima crisi di identità».

Non c’è forse da meditare, da meditare molto seriamente?

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*Per molto, troppo tempo l'articolo qui pubblicato è rimasto inficiato da un clamoroso abbaglio: l'aver confuso Rino Cammilleri, scrittore siciliano cattolico di testi prevalentemente religiosi, con Andrea Camilleri, anch'egli siciliano ma non credente ed autore del celeberrimo personaggio televisivo del commissario Montalbano. Di ciò mi scuso umilmente anche a nome dell'autore dell'articolo e ringrazio il Signore e la sua e nostra Madre celeste per avermi consentito, proprio nel giorno dell'Immacolata Concezione, di porre finalmente rimedio ad una di quelle sviste macroscopiche che costringono chi ne sia direttamente o indirettamente artefice a prender coscienza una volta di più dei propri limiti.

Cosenza, 8 dicembre 2014                                                                                                                                         Francesco di Maria