Con Maria o con Eva?

Scritto da Fernanda Chitto on . Postato in Articoli e studi


Una donna disobbedisce, una donna obbedisce; una donna è superba, una donna è umile; una donna desidera e ambisce, una donna ama e vuole solo servire; una donna è legata a cose terrene, una donna è legata a cose celesti; una donna recrimina, una donna perdona; una donna fa di tutto per evitare la croce, una donna fa di tutto per non evitarla; una donna vorrebbe comprarsi anche la salvezza, una donna spera solo che le sia regalata; una donna è di Satana, una donna è di Dio. Anche un uomo è di Satana e un uomo è di Dio.

 

Questa scena originaria si ripete senza soluzione di continuità nel corso dei millenni ma questa scena originaria in realtà non riguarda soltanto alcune donne e alcuni uomini ma è interna alla vita di ciascuno di noi. Non c’è nessuno di noi che, vita natural durante, possa sottrarsi a questo conflitto tra un desiderio di bene e un appetito di cose allettanti ma dannose, tra il richiamo di Dio e il richiamo di Satana, anche se, in virtù dell’incarnazione, della morte e della risurrezione di Cristo, è stata nuovamente introdotta nella nostra natura umana una natura divina che può consentirci di fronteggiarne adeguatamente le molteplici inclinazioni al male.


Ecco perché il Signore, pur non essendo mai contento del fatto che molti si comportino come i nostri progenitori, li pone tuttavia sempre in condizione, per mezzo del suo Cristo, di non cedere ineluttabilmente, senza pentimento e senza sincero bisogno di perdono, alle lusinghe del male. Ecco perché il Signore ad ogni Eva e ad ogni Adamo ha affiancato e affianca non una volta ma sempre una donna come Maria e un uomo come Gesù, una donna come Maria ovvero una donna come dev’essere secondo Dio, e quindi al servizio di Dio prima e oltre che dell’uomo, e un uomo come Gesù, ovvero un uomo identico all’uomo concepito ab aeterno da Dio ma anche identico ad un uomo divino, veramente degno di essere Figlio di Dio e come Dio, da sempre amato e liberamente generato da Maria.


Ogni creatura ha delle esigenze, delle necessità naturali, ma essa può soddisfarle in modi diversi: per compiacere Dio oppure per compiacere egoisticamente solo se stessa. Ovviamente questo duplice possibile movimento non è statico ma dinamico, come dinamico e dialettico è il rapporto tra il bene e il male che in ogni essere umano si fronteggiano. Con Cristo, nuovo Adamo, ogni Eva può ancora conservare una possibilità di rapporto con un modello di umanità femminile come quello impersonato da Maria e quindi con Dio stesso e ogni Adamo può sentirsi incoraggiato ad optare molto più per l’amore infinito di Dio che non per il potere caduco di satana.


Uomo e donna volevano il paradiso per diritto dimenticando che esso era una concessione e un dono divini; uomo e donna, in virtù dell’opera di mediazione di Cristo e di intercessione di una creatura come Maria, possono risalire la china di perdizione per la quale sono precipitati e continuano anche oggi a precipitare e possono ancora chiedere al Signore di restituire loro il paradiso perduto.


Un’umanità che non resti colpita dal fatto che Dio abbia immolato persino se stesso nella persona storica del suo Cristo per farle comprendere non solo quanto Egli sia potente ma anche e soprattutto quanto Egli sia misericordioso, non è oggettivamente un’umanità che meriti l’immortalità e l’eterna felicità, ma anche un’umanità che non sia capace di apprezzare convenientemente il valore dell’atto incondizionato di sottomissione a Dio di una creatura come Maria non è probabilmente degna di ascendere in Cielo.


Maria esprime non una forma di docilità spirituale semplicemente dichiarata, ma una docilità reale, l’unica forma di docilità gradita a Dio. La sua umiltà non può confondersi con la falsa modestia, ed è per questo che ella esulta quando constata che il Signore in una donna anonima come lei “ha fatto grandi cose”; la sua umiltà è solo la schietta consapevolezza del suo essere una cosa cosí minuscola che nessun potere umano potrebbe farne qualcosa di importante ed è per contro il suo fiducioso abbandono alla concreta e misericordiosa grazia salvifica del Signore stesso.


Ma la sua umiltà è anche la manifestazione di una cristallina volontà umana di purezza, di carità, di onestà, di giustizia, è la manifestazione di un perenne sí: “sí, mio Signore, mi fido di te al di là delle mie modeste capacità creaturali di servirti e di ottemperare alla tua volontà”. La domanda, dato i tempi, è retorica fino ad un certo punto per gli stessi cristiani: con chi conviene stare? Con Maria o con Eva?


Ha scritto suor Elvira Petrozzi, fondatrice della Comunità Cenacolo, che «la donna può essere Eva tutta la vita, ma può essere anche Maria…la cui grazia era quella di aiutare tutti, prevenire i disastri, prevenire le povertà degli altri. Era la serva di tutti... che bella! Semplicità, trasparenza, non c'era compromesso in lei, non aveva niente da nascondere, niente di cui avere paura. Guardare lei voleva dire guardare un cristallo... già eternità! Eva invece è come immersa nella mentalità di questo mondo», anche se fa finta di esserne distaccata: un mondo «falso, bugiardo, assassino, ladro, che ci ruba la vita, la bellezza, il profumo dell'essere cristiani. Noi dobbiamo vivere Maria, lo dico alle donne, ma lo dico ancora di più agli uomini. Ragazzi, se non vi innamorate di Maria, tutte le donne, proprio quella che è vicino a te in questo momento, ti ingannerà, ti deluderà, ti umilierà, perché è più furba di te. Lo dico soprattutto ai ragazzi, perché la donna se non è Maria, è la malizia di Eva… Noi dobbiamo essere Maria, altrimenti il mondo, l'altra parte del mondo, è perso, è smarrito, è morto, è proprio per questo che ci sono più morti che vivi nella nostra società…».

Cerchiamo di pregare ma di pregare come pregava Maria, perché non basta dire “io prego sempre”, non basta “pregare sempre”; bisogna pregare con la semplicità, con l’onestà con cui pregava Maria: «guardati dentro», è l’esortazione di suor Elvira, «se la preghiera non trasforma il tuo cuore, il tuo volto, non stai pregando il Dio vivo ma stai adorando te stessa o te stesso».