Vattimo: terrorismo palestinese o terrorismo israeliano?

Scritto da Michele Di Giusto. Postato in Contributi e testimonianze

 

La notizia è che la comunità ebraica di Ancona ha protestato contro la decisione degli organizzatori del Festival Adriatico Mediterraneo di assegnare un premio al filosofo Gianni Vattimo il prossimo 30 agosto, a causa del suo presunto antisemitismo e delle sue reiterate espressioni di odio verso gli ebrei e lo Stato d’Israele da lui accusato peraltro di strumentalizzare la Shoah.

Se Vattimo, non di rado criticabile sia sul piano teorico sia su quello politico sia anche su quello religioso, sia in generale un antisemita mosso da odio verso il popolo ebraico, personalmente non saprei dire perché non ho mai fatto una ricerca in tal senso.

Ma se, come pare, la comunità ebraica anconetana si riferisce soprattutto all’ultima e più recente presa di posizione assunta dal filosofo torinese, nel corso di un’intervista radiofonica su Radio24, contro l’ennesima carneficina ancora in corso e compiuta dall’esercito israeliano a Gaza ai danni del popolo palestinese, mi pare di poter dire che essa non solo abbia torto marcio ma che molto meglio avrebbe fatto a tacere anziché partire in quarta contro un pensatore che ha detto pubblicamente quello che pensa e sostiene un numero incalcolabile di persone non solo in Italia ma in tutto il mondo.

Infatti, Vattimo ha detto giustamente che «Israele vuole distruggere definitivamente i palestinesi, è una guerra di puro sterminio. Gli israeliani sono nazisti puri e forse un po’ peggio di Hitler perché hanno anche l’appoggio delle grandi democrazie occidentali». Sarebbe ora, ha aggiunto, di formare «le Brigate Internazionali come in Spagna, perché Israele è un regime fascista che sta distruggendo un popolo intero. In Spagna non era niente in confronto a questo. Questo è un genocidio in atto, nazista, razzista, colonialista, imperialista e ci vuole una resistenza», lamentando altresí l’atteggiamento fazioso e menzognero della stampa scritta e televisiva occidentale, ivi compresa quella italiana, che tendono come al solito a presentare l’infernale attacco militare scatenato da Israele nella striscia di Gaza come effetto di quel diritto israeliano da tutti riconosciuto a difendersi con le armi dal terrorismo palestinese.

Vattimo ha contestato decisamente sia l’accusa di terrorismo rivolta ai palestinesi sia l’uso distorto e mistificato che si viene facendo del presunto diritto israeliano alla difesa armata: a parte «quattro razzetti per bambini che non hanno procurato nemmeno un morto», ha osservato provocatoriamente ma significativamente, la verità è che «i palestinesi non hanno armi, sono dei miserabili tenuti in schiavitù, come tutta la Palestina». E’ più devastante il terrorismo palestinese o quello israeliano? La domanda a cui ben pochi rispondono onestamente è: perché Israele deve avere il nucleare e i palestinesi non hanno diritto ad alcun tipo di armamento pesante?

Ma più in generale, perché questo costituisce la causa del violento e irriducibile contrasto tra i due popoli, per quale motivo l’Occidente non riesce ad ottenere dallo Stato israeliano, a proposito di diritti, il riconoscimento di un diritto elementare, ovvero quello, da sempre riconosciuto dall’ONU, del popolo palestinese a costituirsi in uno Stato libero, indipendente e sovrano, con tutto ciò che ne consegue?

Cosa si aspetta, si può aggiungere al ragionamento di Vattimo: che il militarismo israeliano si espanda per tutto il Medioriente prima di intervenire con le maniere forti, visto che con le maniere deboli e civili non si riesce mai ad ottenere nulla? Non è cosí che era successo molti decenni or sono con il militarismo nazista di Hitler?

Perché non si fa nulla, per puro e vile opportunismo, al fine di evitare certe incommensurabili tragedie umane? Anche evangelicamente, i deboli vanno o non vanno difesi, tutelati e protetti, con i mezzi più idonei allo scopo oltre che innanzitutto con la preghiera? I palestinesi perseguitati dagli israeliani, vanno difesi con le armi allo stesso modo di come con le armi andrebbero difesi i cristiani iracheni o sudanesi perseguitati dal fanatismo islamista.

Ma, venendo poi all’asserito diritto israeliano ad una difesa armata, è semplicemente assurdo, ha rilevato Vattimo, che i potenti occidentali non abbiano il coraggio di porre una domanda elementare: può questo diritto spingersi sino al punto di generare azioni di puro sterminio, criminali e genocide, come quelle consistenti nel bombardare ospedali, cliniche private, scuole, ambasciate dove cercano inutilmente rifugio donne, vecchi, bambini, malati?

Come può un ebreo onesto, si è chiesto,non riconoscere la natura criminale di tali atti e dell’intera politica mediorientale di Israele? E invece ci sono ebrei italiani che non solo non hanno il pudore di tacere ma che addirittura protestano contro quelli che dicono la pura e semplice verità.

Vattimo non è certo l’unico esponente del mondo accademico ad esprimere giudizi di severa condanna sullo Stato d’Israele e sugli ebrei che ne giustificano la politica verso i palestinesi. Richard Falk, di origine ebraica, professore di diritto internazionale della Princeton University e inviato speciale ONU nei territori palestinesi, per esempio, non è da oggi che accusa Israele di violare la legge internazionale, le leggi umanitarie internazionali e la convenzione di Ginevra.

Egli ha sempre descritto le politiche israeliane contro i palestinesi come politiche assassine volte a produrre un “olocausto costantemente in corso”, e per questo ha esortato, pur se vanamente, il Tribunale Criminale Internazionale a valutare la concreta possibilità di incriminare i leaders israeliani per crimini di guerra. Il professor Falk è oggi considerato in Israele come uno dei nemici più pericolosi del popolo israeliano!

Ma forse è inutile esemplificare: gli uomini onesti capiscono facilmente che talvolta, nella storia degli uomini, le vittime possono diventare più crudeli e disumane dei loro aguzzini. E anche gli uomini onesti della Chiesa cattolica dovrebbero liberarsi da taluni tradizionali e spesso ingiustificati sensi di colpa verso gli ebrei e giudicare con discernimento tanti ebrei di oggi, a cominciare dai leaders politici dello Stato israeliano, per quello che sono e che fanno oggi. Non per accusare e condannare ma per contribuire a rendere più attenta e più vigile la coscienza collettiva dell’umanità.