Nostra Signora di Cuba

Scritto da Doroty Baranzei on . Postato in Articoli e studi

 

Nei Giardini Vaticani è stata collocata recentemente l’icona della Vergine della Carità del Cobre. La Madonna della Carità del Cobre è la patrona di Cuba e il suo santuario ubicato nel centro minerario di El Cobre dista circa 26 km. da Santiago di Cuba. Tutti i cubani ne sono devotissimi e la devozione popolare per Nostra Signora della Carità risale al primo ventennio del ’600 allorché alcuni uomini, si racconta, ne trovarono la statua galleggiante nelle acque della Baia di Nipe. Alla base della statua era incisa la frase “Sono la vergine della Carità”, mentre la Vergine aveva ed ha ancor oggi sul braccio sinistro il bambin Gesù che a sua volta sorregge un globo terracqueo ed una croce nella mano destra. Il santuario si trova su una collina e, per arrivarci, bisogna salire 240 gradini. Per i cubani questa Vergine e il relativo santuario non sono solo un simbolo religioso ma anche un simbolo patriottico. Fu infatti davanti a quella statua e in quel santuario che il 19 maggio del 1801 venne letto il decreto regio con cui si concedeva la libertà agli schiavi che lavoravano, pesantemente sfruttati, nelle miniere di rame di El Cobre. Fu ancora qui che, nel corso della guerra di indipendenza dalla monarchia spagnola, i ribelli separatisti, detti “mambis”, si affidarono alla Vergine “mambisa” affinché concedesse loro di avere la meglio sulle truppe spagnole, e infine sempre al cospetto della Santa Vergine di Cuba fu celebrata ufficialmente, una volta conseguita la liberazione, la sua festa in data 8 settembre 1898.

A proclamarla patrona di Cuba fu Benedetto XV il 10 maggio del 1916, mentre undici anni dopo, nel 1927, la statua, che misura 84 cm. di altezza, fu trasportata in un santuario più grande dove, nel 1936, sarebbe stata incoronata solennemente da una delegazione pontificia inviata da Pio XI. Benché, dopo il trionfo della rivoluzione cubana del 1959, i rapporti tra il governo di Fidel Castro e la Chiesa si incrinassero, Paolo VI nel 1977 elevava ugualmente al rango di Basilica Minore il “santuario nazionale della Madonna del Cobre”.

Nel 1998, poi, Giovanni Paolo II lo visitava incoronando l’immagine di Maria “Regina e Patrona di Cuba”. Va segnalato che, nell’agosto del 2010, per la prima volta dopo 51 anni, la Vergine del Cobre è stata nuovamente portata in processione per le vie di Cuba dai numerosi fedeli in segno di devozione, patriottismo e riconciliazione. Fedeli e pellegrini sono soliti rivolgere alla Madre di Dio questa preghiera: «Santa Maria della Carità, Messaggera di pace, venuta dal mare fluttuando sulle acque, Tu sei la Madre di tutti i cubani, veniamo a te, Santa Madre di Dio, per onorarti con il nostro amore di bambini. Nel tuo cuore di Madre depositiamo le nostre ansietà e le nostre speranze, i nostri dispiaceri e le nostre suppliche». Bellissima e molto significativa quell’espressione: “per onorarti con il nostro amore di bambini”.

Per la Festa della Vergine della Carità del Cobre, che si celebra a Cuba l’8 settembre, papa Francesco ha inviato un messaggio alla Chiesa cubana, sottolineando che «Maria allarga l’anima di coloro che la invocano con devozione, perché ci conduce a Gesù. La sua presenza costituisce un ricordo evocatore dell’affetto e della vitalità della Chiesa pellegrina in quelle luminose terre dei Caraibi che da più di quattro secoli si rivolge alla Madre di Dio con questo bel titolo» (Radio Vaticana del 6 settembre 2014).

Soprattutto a beneficio spirituale dei giovani cubani Francesco ha presentato Maria come la donna che si rallegra, che si alza e che persevera, che sono i verbi e i tempi di una vita realmente e coerentemente cristiana. Come lei, bisogna rallegrarsi nel sentire che Gesù abita nella nostra vita: «la vita di colui che ha scoperto Gesù si riempie di una gioia interiore tanto grande, che niente e nessuno può rubare. Cristo dà ai suoi la forza necessaria per non rattristarsi né abbattersi» persino nelle situazioni più difficili; «sostenuto da questa verità il cristiano non dubita che ciò che si fa con amore crea una serena gioia, sorella di quella speranza che rompe la barriera della paura ed apre le porte ad un futuro promettente» (ivi).

Come lei, che si alza e prontamente va ad aiutare la cugina Elisabetta, bisogna alzarsi e andare nel mondo a portare amore, aiuto ai bisognosi e ai sofferenti: «Ella ha compiuto la volontà di Dio mettendosi a disposizione di chi aveva bisogno. Non ha pensato a se stessa, è passata sopra alla difficoltà e si è donata agli altri. La vittoria è di coloro che si rialzano di volta in volta, senza scoraggiarsi. Se imitiamo Maria, non possiamo rimanere con le braccia inerti, lamentandoci soltanto, o forse scansando un peso perché altri facciano quello che è nostra responsabilità. Non si tratta di grandi cose, ma di fare tutto con tenerezza e misericordia. Maria è sempre stata accanto al suo popolo, accanto ai più piccoli: ha conosciuto la solitudine, la povertà e l’esilio, e ha imparato a creare fratellanza e a fare di qualunque posto, in cui nasce il bene, la propria casa. Supplichiamola affinché ci dia l’anima del povero che non ha superbia, un cuore puro che veda Dio nel volto dei più svantaggiati, una pazienza forte che non indietreggi davanti alle difficoltà della vita» (ivi).

Come lei che ha magnificato il Signore per le grandi cose che ha voluto compiere in una piccola e quasi anonima donna ebrea, quale Maria era sotto il profilo economico sociale e politico, non bisogna confidare nelle proprie forze ma esclusivamente nella infinita misericordia di Dio. Maria è rimasta nell’amore del Signore e per il Signore quando questi era stato abbandonato da tutti, pregando anzi senza cedere allo sconforto perché apostoli e discepoli non si perdessero d’animo: «anche noi siamo chiamati a rimanere nell’amore di Dio e a rimanere nell’amore verso gli altri. In questo mondo, in cui si scartano i valori eterni e tutto è mutabile, in cui trionfa l’usa-e-getta, in cui sembra che si abbia paura degli impegni per tutta la vita, la Vergine ci incoraggia ad essere uomini e donne costanti nel fare del bene, che mantengano la parola e siano sempre fedeli. E questo perché confidiamo in Dio e poniamo in Lui il centro della nostra vita e quella dei nostri cari» (ivi).

Ma questo ritratto della Signora di Cuba non sarebbe adeguato se non si osservasse che probabilmente la Madre di Dio volle approdare miracolosamente nell’isola di Cuba anche per la indefessa opera di preghiera, di dedizione e di liberazione svolta a favore del popolo cubano da un grande e umile sacerdote, padre Felix Varela, che fu, oltre che filosofo e deputato cubano alla corte di Spagna, prete a Cuba nella prima metà dell’800, quando l’isola caraibica era ancora colonia spagnola, e che dev’essere considerato a pieno titolo come uno dei grandi esponenti della cultura cubana.

Giovanni Paolo II, come ricorda R. Giacomelli nel suo articolo Il ricordo di padre Varela, l’eroe dell’indipendenza, in “Famiglia Cristiana”, 1998, n. 4, nel suo indimenticabile viaggio nella terra di Fidel Castro, disse che padre Varela fu non solo colui «che insegnò i cubani a pensare», ma anche colui che parlò per primo «di indipendenza in queste terre. Ha parlato anche di democrazia, considerandola il progetto politico più consono con la natura umana. Varela cercava Dio in tutto e soprattutto. Ciò lo portò a credere nella forza di quel che è piccolo, nella efficacia dei semi di verità, nella convinzione che i cambiamenti devono avvenire con la dovuta gradualità verso le grandi e autentiche riforme. Riforme che portino ad una società più giusta, più libera, più umana e più solidale».

Forse, anche grazie a questo apostolo della fede cristiana, che, perseguitato e condannato a morte dal potere spagnolo, dovette fuggire esule negli Stati Uniti dove sarebbe morto nel 1853 dopo essere stato parroco a New York ed essersi impegnato molto a favore degli immigrati, per i quali aprí scuole, ospedali e asili, la Vergine Maria volle radicarsi nella coscienza del popolo cubano come madre che non avrebbe mai abbandonato i suoi figli e che non avrebbe mai consentito a nessun dittatore di privare i suoi figli della fede nel Salvatore Gesù inviato dal Padre per liberarli da ogni schiavitù.