L'Islam: una nobile e grande religione?

Scritto da Francesco di Maria. Postato in Il mio punto di vista


Di male in peggio: dai Fratelli musulmani, dai Talebani, da Al Quaida, da Boko Aram e da affiliazioni dello stesso genere diffuse un po’ in ogni parte del mondo agli apostoli sanguinari del “Califfato” d’Oriente! La fede islamica sta facendo venire alla luce proprio in questi anni il significato storicamente originario e più autentico della stessa religione islamica elaborata e diffusa nel ’600 d.C. nella penisola araba a colpi di spada dal suo fondatore: Maometto.

Non intendo essere provocatorio nei confronti di tutti coloro, musulmani, cattolici o semplici laici, che vanno sostenendo che il vero Islam non sia affatto violento ma assolutamente pacifico, ma la verità storica è che l’Islam cosí come deriva dalle “rivelazioni” raccontate da Maometto è una fede religiosa totalmente fondata sull’intolleranza e sulla violenza più spietata. Sarà certamente vero che «non tutti i musulmani sono estremisti o terroristi, c’è chi vive in pace, prega ed è aperto ad una serena coesistenza, come ha dimostrato il viaggio del Papa in Albania» (On. Khalid Chaouki, deputato del PD e membro della Commissione Esteri, Non confondere il terrorismo dell'Isis con la fede di milioni di musulmani, in “Zenit” del 24 settembre 2014), ma è completamente falso l’affermazione successiva secondo la quale il vero Islam sarebbe quello di tutti i musulmani pacifici e non quello dei «miliziani del Califfato che non hanno nulla a che fare con la fede islamica».

Un’analoga posizione è quella espressa dall'arcivescovo di Chieti-Vasto mons. Bruno Forte, che sulle colonne de “Il Sole 24Ore”, poco meno di un mese fa (Fondamentalismo barbarie moderna. Il nuovo nemico dell’umanità, 31 agosto 2014), scriveva: «La verità è che il nuovo nemico dell’umanità è più che mai il fondamentalismo, che non va assolutamente confuso con le forme dell’Islam autentico e con le aspirazioni alla pace e alla giustizia che pervadono il cuore e l’impegno di tanti musulmani» e precisava che «la “jihad”, che nell’accezione originaria è l’impegno per il bene e la lotta contro il male in se stessi e nella storia, diventa cosí la guerra contro l’altro, da annientare ad ogni costo» (ivi). Sorprende non poco che un dotto uomo di Chiesa come Bruno Forte faccia sue posizioni oggi “politicamente corrette” e non si preoccupi di precisare che proprio quell’“impegno originario contro il male in se stessi e nella storia” implichi direttamente anche l’uso della violenza, sia pure graduata (dalla privazione dei diritti civili alla tortura e alla morte), nei confronti dei miscredenti ovvero di tutti coloro che non accettino di convertirsi alla fede islamica a cominciare da molti cristiani convinti e coerenti.

In altri termini, anche per l’accademico Forte, per usare le parole di don P. Gheddo (La Chiesa chiede dialogo e fraternità con i musulmani, in “Zenit” del 25 settembre 2014), «un conto è “fermare l’ingiusto aggressore”, un altro è dimenticare che l’islam è una grande e nobile religione (è un discorso che va approfondito) e condannare tutti i musulmani come nemici dell’Occidente». Ora, nessuno naturalmente intende «condannare tutti i musulmani come nemici dell’Occidente», anche se forse molti di loro non sono nemici dell’Occidente sino a quando abbiano bisogno dell’Occidente cristiano per vivere o sopravvivere e non già per intima convinzione, ma ciò non comporta necessariamente il dover riconoscere nell’Islam “una grande e nobile religione”, perché grande lo è solo per il numero dei suoi aderenti, mentre di nobile francamente non ha assolutamente nulla né sotto l’aspetto religioso né sotto l’aspetto etico-civile.

Non so se questo giudizio, ove si diffonda «anche fra noi cristiani», come ritiene ancora don Gheddo, possa portare «inevitabilmente alla guerra totale, mondiale, che non avrà né vinti né vincitori», o costituisca invece il modo migliore di fronteggiare il pericolo islamico, di cui “il terrorismo” jihadista è solo la più conseguente e coerente espressione, ma il cristiano ha sempre l’obbligo di dire la verità e in questo caso di considerare l’islam per quello che realmente è nella sua essenza storico-dottrinaria: una eresia violenta e sanguinaria.

Spiace constatare che Bruno Forte continui a deprecare  «l’estremismo radicale, il terrorismo, la “guerra santa”», come se non fossero espressione del vero Islam di derivazione maomettana e non fossero quindi geneticamente costitutivi della fede coranica, limitandosi a condannare il Califfato odierno che, nel dire di agire “in nome di Dio”, non si  renderebbe conto di pronunciare «la peggior bestemmia che si possa immaginare» (Fondamentalismo barbarie moderna, cit.), ma mi chiedo e chiedo se la Chiesa cattolica, per la fedeltà che deve a Cristo, possa continuare a tacere diplomaticamente sul fatto che l’unico vero Dio non è Allah o Jahvè ma nostro Signore Gesù Cristo nella sua realtà trinitaria e che l’islam è basato su una gigantesca menzogna e su uno spirito non già di pace e fratellanza ma di violenza e di odio. Il Corano, in sé considerato, non è affatto innocente, misericordioso e rassicurante: chi dice questo dice il falso, né, dopo più di duemila anni di cristianesimo e poco meno di 1500 anni di islamismo, è ammissibile che una sciocchezza del genere possa essere proferita in buona fede quanto meno da parte di esponenti autorevoli del cattolicesimo.

Sorprende sempre più che la Chiesa oggi sembri non capire o non voler denunciare pubblicamente quello che aveva ben chiaro nella sua mente e nella sua coscienza un grande Padre della Chiesa come Giovanni Damasceno, che fu di poco posteriore a Maometto e poté dunque conoscere la dottrina islamica sul suo nascere e quindi in una sua fase ancora violentemente espansionistica. Alcuni sostengono che con Damasceno inizia quella preconcetta avversione alla religione islamica oggi denominata islamofobia, ma in realtà le critiche di Damasceno all’islam sono sostanzialmente corrette e fondate. Benché egli non usasse la parola “islam”, nel suo De Haeresibus descriveva il credo religioso introdotto da Maometto come quella «fede finora dominante tra gli ismaeliti, che inganna il popolo ed è da considerare un’anticipazione dell’Anticristo».

L’Anticristo appunto. Come si potrebbe dubitare della fondatezza del giudizio allora espresso da Damasceno dinanzi alle odierne e sia pure farneticanti minacce rivolte dal portavoce dell’ISIS, Abu Mohammad al Adnani, all’Occidente e più segnatamente all’Occidente cristiano e cattolico? Quando questo personaggio demoniaco afferma che «conquisteremo la vostra Roma, faremo a pezzi le vostre croci, ridurremo in schiavitù le vostre donne», esortando contemporaneamente i suoi seguaci ad uccidere «un miscredente americano o europeo - soprattutto uno sporco francese - o un australiano o un canadese», e ad ucciderlo «in qualunque modo possibile e immaginabile», egli non travisa affatto ma applica fedelmente la lettera e lo spirito delle sure coraniche. Piaccia o non piaccia, l’estremismo, il fondamentalismo, il terrorismo sono nel DNA dell’islamismo, e non ne costituiscono semplicemente degenerazioni o deviazioni più o meno gravi. Se molti mussulmani non sono né estremisti, né fondamentalisti, né terroristi, questo non significa che essi abbiano bandito incontrovertibilmente dalla loro fede l’uso della violenza. Sono pacifici, certo, ma il più delle volte per necessità, per opportunismo e quieto vivere, per convenienza o per mera tattica.

L’Anticristo, significativamente rappresentato da quell'esercito islamico di beluini violenti e di senza Dio e pur non identificandosi esclusivamente con i malvagi teorici del Califfato, è più che mai in mezzo a noi e da esso non potremo validamente difenderci né con atteggiamenti aprioristicamente aggressivi e bellicosi, né con atteggiamenti ipocritamente concilianti e banalmente dialogici. Il cristiano del vangelo con tutti deve parlare, dialogare e confrontarsi, a condizione che non rinunci mai a denunciare l’errore e soprattutto a testimoniare con la parola e con la vita che c’è un solo vero Dio e che questo Dio è quello che si è manifestato esemplarmente nella persona storica di Gesù Cristo. Il cristiano secondo il vangelo deve soprattutto evitare di parlare conformisticamente dell’islam come di una grande e nobile religione e pensare seriamente a come neutralizzare la progressiva e per ora incruenta ma massiccia avanzata della presenza religiosa islamica in Europa e in Italia: altro che costruzione di nuove moschee e di nuovi centri di preghiera in cui e da cui possano essere propagandati e diffusi modelli di pensiero e di comportamento sostanzialmente antitetici ad ideali di fratellanza e di pace universali; altro che riconoscimento istituzionale occidentale della religione islamica e dialogo interreligioso a tutti i costi, il cui unico effetto sarebbe quello di rendere sempre più visibili gli islamici e di legittimarne ogni tipo di rivendicazioni!