Una guida spirituale per cristiani umili

Scritto da Francesco di Maria. Postato in Il mio apostolato laico


Persino i soggetti dotati di maggiore spiritualità e di granitica fede ospitano in se stessi, loro malgrado, pensieri nient’affatto pii e puri. Ci sono pulsioni come il desiderio di cibo, le fantasie sessuali, il continuo bisogno di denaro, ben dure a morire persino in uomini e donne che hanno abbracciato e abbracciano la croce di Cristo con autentico trasporto umano e religioso; ci sono sentimenti come la tristezza, la collera e la pigrizia, insieme a vizi spirituali come l’orgoglio, la vanità e una spesso dissimulata sete di affermazione o gloria personale, che tendono a permanere stabilmente persino nella vita di taluni monaci o monache di clausura e di tanti sacerdoti pure diligentemente o encomiabilmente impegnati nello svolgimento dei propri compiti ecclesiali e sacramentali.

Nessuna creatura umana, per quanto realmente inondata di grazia divina e capace di santificare la sua esistenza, è completamente priva di una compresenza interiore e naturalmente conflittuale di male e bene, di istinto e ragione, di aggressività e amore, di egoismo e altruismo, di pigrizia e operosità, di assoggettamento psicologico alla realtà mondana e tensione spirituale verso la realtà santa di Dio.

E’ proprio la dialettica conflittualità intercorrente tra questi due poli della nostra vita interiore che, nell’ambito di una vita basata sulla fede e sull’adesione al vangelo di Cristo, sollecita continuamente il credente a far prevalere l’umiltà sull’orgoglio, l’apertura caritatevole al prossimo sulla chiusura egoistica in se stessi, lo slancio generoso e disinteressato verso la contemplazione e la costruzione del Regno di Dio sulla passiva e rassegnata accettazione dei fatti ordinari di questo mondo, la fede e la speranza sulla depressione o sulla disperazione.

Forse questa analisi non sarà rassicurante per molti, ma essa non fa altro che descrivere in modo realistico e obiettivo la nostra effettiva realtà umana e spirituale: parola di un insigne monaco benedettino e grande consigliere spirituale come Anselm Grün, che, in un suo libricino di saggezza biblico-evangelica (La farmacia spirituale. Contro i pensieri tristi, Padova, Edizioni Messaggero, 2014), cerca di spiegare in che modo possiamo superare i nostri pensieri negativi, i momenti più critici della nostra quotidianità, le situazioni più ingarbugliate e più tormentate o angosciose della nostra esistenza, al fine di continuare a tener dritto il timone della nostra virtuosa moralità e della nostra fede.

Se dentro di noi non ci fosse l’azione di pensieri negativi, di pulsioni e di sentimenti che rischiano di farci ammalare, come potrebbe la parola di Dio esercitare la sua funzione terapeutica e alla fine salvifica? Se non fossimo di salute spirituale pur sempre cagionevole ed esposti  al pericolo di perderci e di separarci da Dio, cosa sarebbe venuto a fare su questa terra nostro Signore Gesù Cristo? Se non rischiassimo mai di ammalarci interiormente, quale significato mai potrebbe avere per noi la salvezza che egli gratuitamente è venuto ad offrirci? Peraltro, non è significativo il fatto che proprio il Salvatore dell’umanità, in quanto Figlio dell’uomo e al tempo stesso Figlio unigenito di Dio, sia stato a sua volta soggetto alle tentazioni di Satana?

Se persino Dio, nella sua totale e perfetta santità, non ha potuto o voluto sottrarsi a certe prove, a certe paure, a certe angosce della vita, quanto più noi, chiamati certo da lui alla santità ma come esseri pur sempre deboli e imperfetti, dovremo farci umilmente e responsabilmente carico di tutte le nostre negatività?

Anzi, quanto più sappiamo come siamo fatti veramente, quanto più ci conosciamo o cerchiamo di conoscerci intimamente, quanto più umile e rigoroso è il nostro sforzo di gettare luce sulle zone più recondite della nostra personalità, tanto maggiore sarà la nostra possibilità e capacità di difenderci dalle inclinazioni cattive o sgradevoli che abitano o persistono dentro di noi e di dotarci di una fede realmente consapevole ed adulta. Come ben scrive Grün: «non dobbiamo inorgoglirci e pensare di essere talmente progrediti nella nostra spiritualità o nella nostra capacità di pensare positivo che ormai tutti i pensieri negativi non costituiscono più per noi un problema…Dio ci ha donato la Bibbia, un libro di guarigione, con parole che sono perfettamente adeguate ai nostri pensieri caotici e che lentamente li cambiano, se le introduciamo continuamente in essi» (op. cit., p. 7).

Ora, il libretto sapienziale di Anselm Grün fornisce indicazioni e rimedi per tutte quelle piccole e grandi contrarietà che ognuno di noi, sia pure in misura e modi diversi, viene sperimentando quotidianamente spesso con grande disappunto e con eccessivo affanno spirituale, posto naturalmente che il non darsene affatto pensiero sarebbe certamente indicativo di superficialità e di sostanziale indifferenza religiosa. Ecco perché esso viene offerto al lettore quale una utile guida nel nostro rapporto con noi stessi, con i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre emozioni, come una piccola farmacia spirituale di uso domestico da usare soprattutto nei momenti di maggiore fatica psicologica e spirituale.

Una farmacia dello spirito che può aiutarci a non demoralizzarci per il persistere in noi di tratti o aspetti poco edificanti del nostro io, a superare la depressione che puntualmente subentra quando ci sorprendiamo a pensare e a sentire cose che ci fanno vergognare di noi stessi e rispetto a cui vorremmo essere totalmente immuni.

Si pensi per esempio alle fantasie sessuali che, tra le cause dell’inquietudine e del malumore maschile e femminile, occupano di certo un posto assai rilevante: qui Grün ci ricorda che, per i monaci che vivevano da eremiti celibi nel deserto proprio per sfuggire alle tentazioni della carne, la fornicazione era un grosso problema e che alcuni di essi, sperimentando l’impossibilità di liberarsi dalla sessualità, si scoraggiavano e abbandonavano la lotta, senza la quale finivano poi per vivere mediocremente e spesso peccaminosamente la loro sessualità. Il loro peccato era in fondo l’orgoglio, l’incapacità di confidare nella misericordia divina e di credere che Dio potesse prima o poi trasformare e integrare anche la loro esuberante o indisciplinata sessualità in una inattesa e potente corrente di umanità, verità e amore.

Ecco: noi non possiamo eliminare le nostre pulsioni, la nostra particolare ed accentuata sensibilità psicologica e/o sentimentale, il nostro specifico e talvolta anomalo modo di percepire la realtà esterna e il comportamento altrui, ma possiamo combattere per trasformare o integrare con l’aiuto di Dio tutte le nostre criticità in proprietà positive e benefiche della nostra interiorità e della nostra condotta, senza più arrovellarsi sulle cause del nostro essere cosí e cosí ma semplicemente affidandosi, aggrappandosi a Dio vivo, giusto e misericordioso e alle promesse salvifiche da lui fatte a quanti «lo cercano con cuore sincero» e con opere concrete di conversione, di bene e di amore.

Perciò, chi da credente umile vorrà leggere la breve guida di Anselm Grün, breve ma varia e ricca di pregevoli spunti e consigli spirituali, ne trarrà certamente un vantaggio o una qualche utilità, quanto meno per la messa a punto della sua vita interiore e per una più chiara e puntuale messa a fuoco della sua stessa fede.