Islam assassino e debolezza europea

Scritto da Francesco di Maria. Postato in Il mio punto di vista


Questo scritto, già pubblicato in una versione leggermente diversa nel blog politico www.vangeloedemocrazia.it e destinato anche alla rivista locale “FamigliaOggi” di Cosenza, su cortese sollecitazione della sua redazione, nonché respinto dal direttore della medesima, don Vincenzo Filice, perché a suo dire non in linea con i princípi della dottrina cattolica, è dedicato senza rancore ma con intenti evangelicamente costruttivi a tutti quei cattolici che, a cominciare dal su citato presbitero, confondono gli obblighi dogmatici della nostra fede con semplici opzioni non già dottrinarie ma pastorali come quelle fatte proprie talvolta da alcuni teologi e persino da qualche papa. Quando si parla di “dialogo interreligioso”, per esempio, non si parla di un dogma bensí di una semplice opzione anche oggi proposta e perseguita da papa Francesco non certo con incontrovertibili motivazioni dottrinarie, che infatti Francesco non si sogna di addurre, ma solo alla luce di comprensibili e tuttavia opinabili preoccupazioni pastorali.

Se il suddetto don Vincenzo si fosse limitato a non pubblicare l’articolo senza entrare nel merito dello stesso, non avrei potuto eccepire nulla perché ognuno a casa sua, come si dice, fa quel che vuole anche nel caso in cui sia molto a corto di intelletto e di sensibilità morale, ma, poiché ha voluto sentenziare dall’alto di un’autorevolezza teologica che francamente non gli si può riconoscere per motivi oggettivi, sono costretto, non per malizia o per personale risentimento che con l’aiuto di Dio sono abituato a soffocare immediatamente verso le contrarietà che mi riguardano ma per dovere di testimonianza evangelica, a rendere pubbliche le ragioni del mio dissenso.

Innanzitutto, contrariamente a quel che egli sostiene nella mail inviatami, la Chiesa non è solo quella gerarchico-istituzionale costituita da vescovi e da papi ma anche quella più estesamente ecclesiale in cui ogni laico battezzato non solo appartiene alla Chiesa ma è e deve sentirsi egli stesso Chiesa, sí che, come dice chiaramente il Catechismo cattolico al n. 907, «Cristo… adempie la sua funzione profetica…non solo per mezzo della gerarchia…ma anche per mezzo dei laici, che perciò costituisce suoi testimoni» dotandoli «del senso della fede e della grazia della parola», per cui essi, «i laici compiono la loro missione profetica anche mediante l’evangelizzazione, cioè con l’annunzio di Cristo fatto appunto “con la testimonianza della vita e con la parola”» e, più precisamente, «in modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, essi hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità della persona».

In secondo luogo, don Vincenzo è in errore nel ritenere che quella cattolica, pur essendo “vera religione”, non sia l’unica vera religione, perché, secondo il magistero bimillenario della Chiesa, la religione cattolica è da considerare come l’unica vera religione, come viene affermato chiaramente in diversi punti del Catechismo cattolico e, per esempio, al n. 2105: «Il dovere sociale dei cristiani è di rispettare e risvegliare in ogni uomo l'amore del vero e del bene. Richiede loro di far conoscere il culto dell'unica vera re​ligione che sussiste nella Chiesa cattolica ed apostolica».

In terzo luogo, e di conseguenza, don Vincenzo è in errore nel tentare di farmi osservare che “siamo quindi tenuti tutti a mantenere dialogo permanente e costruttivo con tutte le religioni, in particolare con quelle monoteistiche, ebraismo e islamismo”, giacché le religioni o i rappresentanti di religioni diverse, essendo le religioni tali in base alla loro specifica ed immutabile identità, non possono dialogare tra loro, pena il proprio autoannientamento, neppure in linea di principio, mentre non la religione cattolica ma i cattolici possono e devono dialogare con tutti i popoli e tutte le persone del mondo a prescindere dal loro credo religioso.

In sostanza, il cosiddetto "dialogo interreligioso", che, è bene ribadire, deriva da una opzione pastorale e non da un cogente obbligo dottrinario e teologico di natura dogmatica, non può essere presentato, né dal suddetto prete cosentino né da teologi cattolici ben più autorevoli di lui (non me ne voglia il primo!), come un dogma, come un articolo di fede cui ogni cattolico debba sentirsi vincolato, ma come una delle tante cose che talvolta vengono opinabilmente o erroneamente concepite nel nome e per conto della retta fede in Gesù Cristo.

In realtà, il Signore ci ha lasciato questo comando: «convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1, 15) e «andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16, 15). Solo a questo siamo tenuti: a convertire innanzitutto noi stessi, che spesso ci professiamo cristiani senza esserlo o presumendo a torto di esserlo, e ad annunciare il Vangelo di Cristo senza tentennamenti e preoccupazioni diplomatiche ad ogni creatura del mondo. Solo a questo siamo tenuti tassativamente e non certo a dialogare con le altre religioni, con ebrei e musulmani, se non in via subordinata e puramente opzionale.

Ma, prima di consentire al lettore di leggere o rileggere l’articolo preannunciato e relativo al rapporto tra essenza terroristica dell’Islam e difficoltà non solo politica ma soprattutto culturale e religiosa dell’Europa cristiana di percepirla come tale, dobbiamo sperare di cuore, a cominciare da me stesso, che polemiche o controversie che talvolta si accendono in casa cattolica, come in questo caso,  siano mosse e alimentate, per quanto accesi possano essere i toni e severi i rilievi, da sincero e reiterato spirito di carità, perché, come scrive l’Apostolo, avere pensieri profondi e originali su Dio non serve a niente se non sono originati da un atto disinteressato e genuino d’amore: «Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla» (1Cor 13, 1-2).

Veniamo dunque all’articolo. I cristiani avrebbero molto da recriminare contro il settimanale satirico francese Charlie Hebdo, ubicato proprio al centro di Parigi, in quanto la loro fede o per meglio dire le molte degenerazioni della loro fede sono state spesso prese di mira da questo giornale satirico in modo molto irriguardoso, volgare e persino blasfemo, ma essi non sono mai stati lontanamente sfiorati dalla tentazione di vendicarsi in quanto comunità religiosa e soprattutto dall’idea che alle offese a torto ricevute dovessero reagire con atti non solo violenti ma addirittura barbarici e sanguinari come quello posto in essere da tre terroristi islamici sia nel pieno centro di Parigi contro i giornalisti del suddetto giornale e alcuni poliziotti in servizio presso la sede dello stesso, sia in un supermercato ebraico pieno di cittadini francesi di origine ebraica, provocando la morte di alcuni di essi.

Questo dimostra ancora una volta che l’estremismo cristiano da molti a sproposito scomodato in questo frangente,  posto che si possa lecitamente parlare di estremismo per una fede religiosa come quella cristiana che in vero

è nella sua essenza storico-dottrinaria tanto radicale (l’obbedienza assoluta ai comandi di Dio) quanto totalmente estranea a forme di intolleranza religiosa, di imposizione violenta del proprio credo, di pretesa egemonia della propria confessione religiosa, è fenomeno profondamente diverso da quell’estremismo islamico che trova la sua giustificazione proprio nel Corano e nella tradizione di violenza e di sangue inaugurata da un eretico e da un malfattore come il signor Maometto del VII secolo d. C..

Ma quello che è accaduto a Parigi dimostra anche che l’Europa, non solo la Francia, continua a sottovalutare il fenomeno islamico nella sua interezza e nella specifica forma immigratoria attraverso cui gradualmente ma senza soluzione di continuità la religione islamica, senza colpo ferire ma come cavallo di Troia di fatto ormai introdotto nel cuore del continente europeo, è venuta sempre più stabilmente radicandosi nella società occidentale ed europea. Naturalmente, gli islamici che vivono in Europa generalmente non presentano la loro fede come fede intollerante e sanguinaria, per il semplice fatto che una cosa del genere non sarebbe accettata dalle leggi e dalle istituzioni politiche europee, ma la loro presenza sempre più massiccia in Europa, specialmente in prospettiva futura ovvero nel caso in cui i jihadisti dell’Isis (molti dei quali, com’è noto, sono di origine europea) riuscissero a sfuggire (com’è avvenuto in Francia) ad ogni controllo e ad insediarsi numerosi e soprattutto carichi di armi automatiche e di nuovissima e micidiale generazione in diversi Paesi europei, costituisce un oggettivo pericolo per la tenuta dei nostri ordinamenti politico-giuridici e della nostra stessa civiltà laica e cristiana.

Continuare a non capire questo e a celebrare un assai malinteso ideale di libertà religiosa, attardarsi anche da parte della Chiesa cattolica a parlare equivocamente e improduttivamente di “dialogo interreligioso” anziché dire e testimoniare chiaro e tondo che la religione islamica è una falsa religione e che l’unica religione vera e realmente pacifica e caritatevole è quella cristiano-cattolica, significa fare in modo che quel cavallo di Troia porti prima o poi morte e distruzione di massa anche in mezzo agli occidentali.

La Conferenza Episcopale francese ha diramato, all’indomani del tragico evento, il seguente comunicato: «La Chiesa di Francia indirizza il suo pensiero alle famiglie e agli amici delle vittime che si trovano ad affrontare ora l'orrore e l’incomprensione, e garantisce la propria vicinanza e tristezza a tutta la squadra di Charlie Hebdo. Nel condannare questo terrore indicibile, essa ritiene che nulla può giustificare tali atti di violenza che colpiscono "un elemento fondamentale della nostra società" quale la libertà d'espressione. La società, composta da diversità di ogni genere, deve lavorare continuamente per costruire la pace e la fratellanza. La barbarie, espressa in questo assassinio, fa male a tutti. In questa situazione, dove la rabbia ci può invadere, abbiamo bisogno più che mai di raddoppiare l'attenzione alla fraternità indebolita e alla pace da consolidare ogni giorno».

Certo, ma il problema, di natura squisitamente politica oltre che spirituale, è che cosa bisogna fare concretamente per «raddoppiare l'attenzione alla fraternità indebolita e alla pace da consolidare ogni giorno», sia in Occidente e in Europa, sia anche in Medioriente e in tutto il resto del mondo contro la malapianta del terrorismo e di un islamismo congenitamente terrorista. Lo ripeto: congenitamente terrorista.

Il problema non è solo quello della libertà di stampa, come scrivono i vescovi francesi, ma è quello della libertà tout court, della libertà personale sul piano morale, civile, culturale e anche religioso. Se io, in virtù di leggi che non me lo impediscano, voglio fare caricature anche blasfeme o irridenti di Maometto, dalle mie istituzioni occidentali devo essere messo nella condizione di farlo tranquillamente; se penso che Maometto sia un maledetto imbroglione devo poterlo dire in totale libertà senza dover temere le vendette di chicchessia, cosí come nessuno, ivi compreso un cristiano, si sognerebbe di ammazzare un islamico che sputasse sul santissimo crocifisso, perché almeno il cristiano sa che con quel gesto l’islamico si condannerebbe già a morte da solo!

E, da un punto di vista evangelico, Cesare ovvero lo Stato politico è tenuto a garantire che non allignino religioni di odio e di morte che alimentino la costante fibrillazione dell’ordine pubblico e la compromissione del bene comune. Fonti di stampa riportano che i giovani musulmani di Padova, nell’apprendere i tragici fatti di Parigi, si sarebbero definiti loro il vero Islam, quello che deriverebbe secondo loro «dalla parola pace, che indica la retta via e vieta di imporre il Corano con la forza». Niente di più falso, niente di più menzognero!

Niente di più ipocrita e riprovevole delle ulteriori dichiarazioni delle giovani musulmane di Padova che attribuiscono ai media occidentali la responsabilità di distorcere la verità religiosa della loro fede: «Cosí come si dice che le donne sono segregate in casa, non possono studiare, né uscire se non accompagnate dagli uomini di famiglia e nemmeno prendere la patente o vestire all’occidentale. Non è cosí, io ho la stessa libertà delle mie compagne di classe italiane e come me tante altre musulmane: non siamo oppresse. Chi si comporta cosí sono gli estremisti, che professano la religione in modo sbagliato e lanciano messaggi sbagliati. A noi non dà alcun fastidio il crocefisso nelle scuole, cosí come penso che a un cristiano non dia fastidio vedere un musulmano con il Corano in mano. Sono solo strumentalizzazioni per alimentare i contrasti».

Ma no che non è come voi dite, giovani amiche musulmane: non sapete che le donne saudite non possono guidare l’automobile pena una severa condanna che esse dovranno scontare secondo il diritto islamico? Non sapete che «la compagnia di bandiera dell’Arabia Saudita osserva già diverse prescrizioni religiose, ad esempio prima di ogni volo si recita un versetto del Corano e a bordo non sono serviti alcolici o cibi proibiti come la carne di maiale, le hostess poi non sono saudite, perché alle saudite è proibito qualsiasi lavoro a contatto con il pubblico maschile»? Sono proprio quelli che voi chiamate “estremisti” ad essere in linea con il Corano, non voi!

Voi in Italia siete libere, ma non in virtù del Corano che, per essere libere, dovete trasgredire, bensí delle leggi laiche e democratiche del nostro Paese e anche di quel bistrattato cristianesimo saldamente fondato sul rispetto del principio di libero pensiero e libera scelta senza cui non si sarebbe sviluppata la laicità occidentale e la stessa fede in Dio non avrebbe alcun valore.

La conclusione è questa: massimo rispetto per tutti ma non per tutto quello che viene propagandato! Il credente come il politico di fede cristiana hanno l’obbligo di chiedersi: che cosa devo fare per servire fedelmente e coerentemente il mio Dio e il mio prossimo? E la risposta non è più prorogabile!