Maria, figlia d'Israele e madre della Chiesa

Scritto da Lia Venturelli on . Postato in Articoli e studi

 

La Maria terrena fece nascere Gesù, la Maria celeste oggi sostiene la Chiesa che continua a veicolare la presenza di Cristo tra gli uomini rendendone possibile la reale comunione con Lui. Se la Maria terrena fu l’anello di congiunzione tra il cielo e la terra favorendo l’umanizzazione di Dio, la Maria celeste oggi protegge e guida la Chiesa trasmettendole tutto il suo spirito materno che è necessario alla rinascita permanente dell’uomo in Dio e quindi anche alla divinizzazione dell’uomo. La Chiesa è madre ma è madre per effetto della maternità di Maria che per questo motivo, nel quadro generale dell’opera svolta dallo Spirito Santo, è “tipo” e modello della Chiesa stessa e sua guida, nonostante le contrarietà e i limiti umani, verso i fini spirituali decretati da Dio.  

E se Pietro rappresenta l’unità della Chiesa nel mondo come popolo di Dio, Maria esprime la realtà divina e umana della Chiesa dinanzi al Cristo. Come ha scritto Gianni Baget Bozzo, la Chiesa non è solo il popolo cristiano sulla terra, affidato a Pietro, ma è anche questo stesso popolo nella grazia e nella gloria divine. Pietro dunque esprime l’unità della Chiesa nella storia, mentre Maria ne esprime sia l’unità che la realtà escatologica dinanzi al Dio uno e trino. Sono proprio i privilegi mariani, come l’immacolata concezione e l’assunzione in cielo in corpo e anima, ad indicare la persona che in sé esprime la realtà escatologica della Chiesa e la differenza tra Creatore e creatura nel processo di divinizzazione dell’uomo (Il futuro del cattolicesimo, Alessandria 1997, pp. 156-157).

Però bisogna anche precisare che Maria non rappresenta affatto quella Chiesa cristiano-cattolica che storicamente sarebbe apparsa spesso trionfante e divinizzata, perché al contrario, sia pure all’interno della Chiesa tutta di Cristo, continua a rappresentare quell’umile “resto” fedele di Israele che è ancora capace di confessare sinceramente il suo peccato e che esulta in Dio per la sua misericordia e accoglie il Messia come suo Salvatore. Maria rappresenta sí la Chiesa nel suo faticoso cammino e nelle sue necessità materiali e spirituali, ma nel senso che ella incarna pur sempre le acque di Siloe che scorrono placide (Is 8: 6), disprezzate dal popolo e tuttavia presenti al suo interno, incarna i mansueti di Israele (e quindi anche della nuova Israele che è la Chiesa) che un giorno erediteranno la terra (Sl 37: 11), secondo le promesse fatte da Dio ad Abramo, e cosí via.

In altri termini, è pur sempre la degna e benedetta figlia d’Israele, e non una donna senza storia personale e spirituale, non una donna quasi disincarnata, a diventare Madre della Chiesa e a simboleggiare la continuità-discontinuità tra vecchia e nuova alleanza nella persona di Cristo Salvatore. Perciò, a ben vedere, nel culto mariano non è possibile ravvisare alcun elemento di quell’“antisemitismo pratico” che secondo alcuni consisterebbe proprio nel fatto che la Chiesa cattolica esalterebbe a dismisura la figura di Maria come Madre per oscurare la Maria figlia di quel popolo di Israele che avrebbe voltato le spalle e il cuore a Cristo.

 E’ vero invece che la Chiesa deve sempre ricordarsi che Maria è parte integrante di un popolo che aspetta ogni giorno il Signore non solo con le labbra ma anche e soprattutto con il cuore, di un popolo che vive come se la venuta del Salvatore e del Liberatore dell’umanità fosse sempre imminente e che desidera ardentemente un mondo di perfetta giustizia. Ed è altrettanto vero che, proprio in virtù di una figlia cosí eccelsa ed amata da Dio, il popolo d’Israele potrebbe oggi, ben a ragione, riconsiderare umilmente la sua storia e la sua fede e predisporsi a far parte del nuovo e grande popolo di Dio di cui Maria nel frattempo è diventata Madre. Dove è evidente che una riconsiderazione della propria storia e della propria fede verrebbe a coincidere con una profonda riconsiderazione del ruolo effettivamente esercitato da Maria nella storia di Israele e dell’umanità intera.

Il Signore, tramite Mosé, aveva posto al popolo di Israele una condizione affinché esso potesse diventare popolo di Dio: «Se voi ascolterete la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà fra tutti i popoli…Voi sarete per me un regno di sacerdoti e una nazione santa» (Es 19, 5-6). Ma, come è noto, non tutto il popolo volle essere “il popolo dell’ascolto”, perché convinto a torto che la voce di Cristo non fosse la voce di Dio. Solo Maria e un piccolo gregge di figli di Israele ascoltarono Dio in Cristo perseverando nell’osservanza dei suoi insegnamenti. Ed è anche per questo motivo che la figlia di Sion diventa madre del nuovo e infinitamente più ampio popolo di Dio del quale Israele, solo che lo voglia, può ancora entrare a far parte. Ma in proposito parole molto belle e significative ha scritto Aristide Serra: «Gerusalemme era madre universale dei dispersi, radunati nel tempio che sorgeva entro le sue mura. La madre di Gesù è madre universale dei dispersi figli di Dio, unificati nella persona di Cristo, che ella ha rivestito della nostra carne nel suo grembo materno. E siccome nel linguaggio biblico-giudaico Gerusalemme – come anche il popolo eletto – era raffigurata sotto l’immagine di una “donna”, si comprende perché Gesù si rivolga alla madre con l’appellativo di “donna”. In Maria, Gesù addita la personificazione della nuova Gerusalemme-madre, cioè la Chiesa-madre» (Miryam figlia di Sion, Roma, Edizioni Paoline, 1997, p. 223).     

Perciò, è opportuno ribadire, non si può ragionevolmente affermare, come pure è stato fatto da parte di esponenti ebrei, che la chiesa cattolica onori tanto la Madonna solo perché in lei riconoscerebbe se stessa in contrapposizione a quella che sarebbe invece la vera Maria biblica, ovvero “figlia d’Israele”. In realtà, sia personalmente, sia come espressione della parte virtuosa del popolo di Israele, sia infine come Madre dell’universale popolo di Cristo-Dio, il suo essere donna “immacolata”, senza macchia di peccato, rappresenta splendidamente lo stato originario dell’umanità dinanzi a Dio e lo stato che l’umanità è chiamata a riguadagnare in Cristo nel corso della sua vita e della sua storia.