Profeti nel mondo. I cattolici a confronto con la cultura contemporanea*

Scritto da Aurora Corti. Postato in Contributi e testimonianze

 

La relazione tra il cattolicesimo e la cultura contemporanea, da sempre problematica, è diventata ancor più complessa con il processo di secolarizzazione che caratterizza la società occidentale moderna. L’auspicio, dichiarato da Francesco Valerio Tommasi fin dall’introduzione del volume Umanesimo profetico (Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2015, pagine 128, euro 12,50) è che queste pagine aiutino ad aprire nuove prospettive sull’argomento, prospettive che siano «al contempo, orientate dalla fede, sostenute da solidi fondamenti scientifici e incisive sul dibattito pubblico non specialistico». 

Uno dei meriti principali che si possono ascrivere al volume è proprio quello di essere riuscito a tenere insieme tre diversi livelli di riflessione, spesso presentati, a torto, indipendenti l’uno dall’altro: la ricerca scientifico-accademica, nella quale l’autore si distingue da anni per studi di notevole valore; l’intento divulgativo, che si concretizza in un impegno reale nella società; e, non da ultimo, lo sguardo nutrito dalla fede.

A questo merito metodologico si affianca un merito contenutistico, che coincide col nucleo stesso della proposta teorica avanzata in queste pagine. Una proposta critica che problematizza ancor di più la già complessa relazione tra cattolicesimo e cultura contemporanea, nella consapevolezza che è impossibile districare i fili che tengono indissolubilmente legati questi due ambiti. Tommasi argomenta, dunque, a favore di una strutturale contaminazione reciproca tra cattolicesimo e cultura: non c’è cultura contemporanea occidentale che non possa dirsi cristiana e, d’altro canto, non c’è cattolico che non si trovi «all’interno del gioco democratico» e non sia «portatore di un semplice punto di vista». Il cattolicesimo di Tommasi è quindi una forma di umanesimo, proprio perché riporta al centro del pensiero e della vita l’uomo: i cattolici sono quindi, come recita il titolo della prima parte del volume, «cittadini del mondo».

Contaminazione reciproca non significa, però, appiattimento della dimensione religiosa su quella storico-culturale, perché la trascendenza è una caratteristica ineliminabile dalla riflessione religiosa. Riflettendo sulla lettera a Diogneto e sulla sua nota affermazione che «i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo», Tommasi commenta che «questa alterità non va più rinvenuta in un ordine predeterminato. Non esiste, infatti, un mondo altro, ma altri possono essere solo la modalità e lo stile di stare nel mondo, anzitutto appunto non appartenendogli, rivendicandone la finitezza». Per questo il cattolicesimo difeso da Tommasi non è un semplice umanesimo, ma è un umanesimo profetico e i cattolici, dunque, non sono solo cittadini del mondo, ma anche, per citare il titolo che significativamente Tommasi dà alla seconda parte del libro, «profeti nel mondo». Il profeta, infatti, è colui che può difendere l’immanenza e l’autonomia della cultura, proprio perché il suo compito è quello di annunciare altro.

Se l’intenzione dell’autore era quella di aprire nuove prospettive su un argomento così complesso, possiamo dire che egli ha pienamente raggiunto il suo obiettivo. Il volume, infatti, scritto da un giovane, propone una nuova generazione di cattolici, intellettuali e profeti al tempo stesso.

*Pubblicato in L’Osservatore Romano del 16 dicembre 2016