La festa dell'Immacolata Concezione

Scritto da Assunta Fedele on . Postato in Articoli e studi

 

E’ nei primi secoli di cristianesimo che, grazie all’intuito dei fedeli o del popolo credente, si viene sviluppando il parallelismo per analogia e per contrasto tra Eva e Maria. Da quel momento, in largo anticipo su ciò che solo molto tempo dopo la Chiesa avrebbe riconosciuto e proclamato (ovvero, in particolare, Maria come Immacolata Concezione), si cominciò a credere che, come ha scritto don Paolo Farinella, « Eva come prima donna è creata da Dio senza macchia di peccato, Maria chiamata ad essere la Madre di Dio è concepita immacolata; Eva cerca la sua autorealizzazione, Maria si abbandona al volere di Dio; Eva disobbedisce per prima, Maria ubbidisce con prontezza; Eva pecca e coinvolge nel suo peccato Adam, Maria magnifica il Signore e lo offre al mondo. Sant’Ireneo (130-202) afferma che “il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione coll’obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità, la vergine Maria sciolse con la fede”» (L’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, in sito “Il Dialogo”,1dicembre 2009).

Com’è noto, il dogma dell’Immacolata Concezione fu promulgato da Pio IX solo nel 1854 e un nuovo testo liturgico rispondente a tale nuova definizione dogmatica e richiesto dallo stesso pontefice fu approvato il 27 agosto del 1863. E’ da allora che si celebra la festa dell’Immacolata Concezione. Con questa festa i cattolici ricordano che la Madre di Dio si consegnò completamente al Signore lasciandosi dominare dal suo Santo Spirito e potendo cosí accogliere il Logos che in lei si fece carne. 

Per questa via, Dio poté scendere sulla terra, per vivere come uomo tra uomini e come Dio con gli uomini. Attraverso Maria, Dio si consegnò a noi nel Figlio cosí come ella, attraverso l’opera dello Spirito Santo, si era e si sarebbe consegnata a Dio nel Figlio e per il Figlio. Perciò, attraverso la Madre, immacolata anche perché vergine ma non solo perché vergine, i credenti cattolici sono sicuri di poter andare incontro al Figlio nell’Eucaristia e di potersi offrire con lui e per lui al Padre, facendo propria l’esultanza del profeta Isaia: «Esulto e gioisco nel Signore; l’anima mia si allieta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, come una sposa adornata di gioielli» (Is 61,10).

Eva non si era data tutta a Dio e anzi aveva completamente violato il rapporto di profonda amicizia con lui, Maria si dà interamente a Dio, consegnandosi come sposa a Giuseppe solo per volontà di Dio e nei limiti del suo progetto salvifico, per favorire il ripristino dell’originario rapporto di amicizia di Dio con tutta l’umanità. Scrive don Paolo Farinella: «Maria concepita senza peccato originale, significa che Dio per un attimo sospende la storia di peccato che parte dall’Eden si riversa lungo tutta la discendenza umana fino a noi, fino alla fine del mondo per creare uno spiraglio di speranza. Anche Dio ha bisogno di una donna per il suo nuovo piano di redenzione dell’umanità e chiama un’adolescente ebrea e ne fa un’oasi di refrigerio, un punto di richiamo per tutta l’umanità che cerca la Parola, ma non la trova (Am 8,11). Maria riprende da dove Eva aveva finito e la logica dice che chi doveva essere la Madre di Dio non poteva essere che come Eva prima del peccato: una trasparenza di Dio. Maria però resta sempre una creatura e infatti non è merito suo diventare la Madre, ma ella è scelta e preservata da ogni male e ombra di peccato in vista dei meriti del Figlio. Ella partecipa in anticipo gli effetti del Mistero Pasquale del Figlio» (Ivi). Certo: “non è merito suo diventare la Madre”, ma, sia pure per grazia di Dio, è merito suo voler offrire tutta se stessa e il Figlio che avrebbe portato in grembo, allevato ed educato, al suo Signore.

Storicamente parlando, c’è una sposa infedele e questa è Gerusalemme (che, in Apocalisse di Gv 21, 2-9, appare invece radicalmente rinnovata proprio in Maria). Dio cerca una sposa fedele e la trova in Maria, allontanando cosí da sé la sposa infedele (Os 1, 3): «Maria, non sappiamo esattamente in che modo, ma certamente capisce che in lei Dio vuole realizzare le nozze attese da tutto l’AT e si affida alla sua Parola  che in lei diventa carne e sangue suo e per questo dell’umanità che attende la redenzione» (Ivi). Quando Maria obietta all’angelo che ella “non conosce uomo”, osserva don Farinella, ciò significa quanto segue: «Per Lc Maria assomma in sé tutta la desolazione infeconda, la vedovanza e il ripudio della sposa infedele e ripudiata da Dio. Come il Figlio, agnello sacrificale, che assumerà su di sé tutto il peccato del mondo ( Gv 1,29), Maria, la Madre assume su di sé tutta la desolazione di Israele-sposa e con la sua obiezione lo fa presente all’inviato di Dio: «non conosco uomo», cioè la profezia tace, Dio ha abbandonato il suo popolo, Gerusalemme è donna avvizzita e senza discendenza, i suoi figli e figlie sono in esilio… tutto lascia prevedere un futuro di morte e quindi “come è possibile” quello che tu dici?» (Ivi).

In altri termini, Maria si nutre della Parola di Dio, frequenta la sinagoga di Nazareth e conosce la condizione del suo popolo, Israele, e per questo si sente figlia fino in fondo, identificandosi con la città santa, la Gerusalemme-sposa che vive nell’abbandono del ripudio e dell’abbandonata (Is 51,18-52,7; 60,15; 62,1-4; Os 2,4-15; cf 1,8-9). «Non conosco uomo»: cioè, «come posso partecipare ad un evento di salvezza, se il mio popolo è condannato al silenzio di Dio? Ed ecco, prima che il Figlio si carichi della croce del peccato del mondo, Maria prende su di sé la croce della desolazione di Gerusalemme, sposa ripudiata e la precede alle nuove nozze con il popolo rinnovato. Di tutta questa visione della storia della salvezza, le circostanze della verginità di Maria sono un corollario e una deduzione logica, perché se Maria fu preservata fin dalla nascita dal peccato originale, non poteva del peccato portare le conseguenze. A ragione il martire napoletano Procolo (+ 305) può dire che la Madre di Dio doveva essere formata “da un’argilla monda” per restare monda. Per lo stesso motivo, la Madre del Risorto non poteva sperimentare la morte che fu la prima conseguenza della disobbedienza di Adam ed Eva ed è per questo che in Oriente e in Occidente si parla di “Dormitio Mariae”» (Ivi).

Per cui «la festa dell’Immacolata Concezione è la festa delle nozze nuove che Dio celebra con l’umanità, qui rappresentata dalla Vergine Madre. Il concepimento immacolato di Maria e la sua verginità hanno senso solo in rapporto a Cristo e non come fenomeni strani considerati in sé. Quando si parla di Maria, di fatto noi celebriamo il Figlio suo, il Redentore nostro e anche di sua Madre, la tutta Santa o come la chiamano i Greci, la “Panaghìa”» (Ivi). Senza dimenticare naturalmente che celebriamo anche colei che, per volontà del Padre suo e del Figlio suo, sotto l’azione imperiosa dello Spirito Santo, fu capace di cooperare alla salvezza dell’umanità e che oggi più che mai lo stesso Spirito Santo ci permette di percepire quale tramite privilegiato di avvicinamento alla salvezza promessa ad ognuno di noi da Cristo crocifisso e risorto.