Maria e Giovanni

Scritto da Eugenio Galandi on . Postato in Articoli e studi

 

Nel corso del I secolo l’interesse della Chiesa gravita intorno alla figura di Paolo soprattutto per via del suo luminoso apostolato tra le genti che avrebbe notevolmente ampliato la sfera d’influenza e la possibilità di evangelizzazione della Chiesa stessa. Ma già nel secondo secolo il suo interesse si sarebbe spostato su Giovanni che era pur sempre stato “il discepolo più amato da Gesù” e che aveva ricevuto da quest’ultimo l’incarico delicatissimo di prendere tra le sue cose più care e di accogliere nella sua stessa casa la madre sua santissima per la quale, subito dopo la morte del Salvatore, era venuta diffondendosi enormemente la devozione dei cristiani per cui già nel 431, data del terzo concilio ecumenico, ad Efeso, dove proprio sulla base degli atti di tale Concilio si ritiene che Giovanni e Maria si fossero rifugiati per sottrarsi alla persecuzione anticristiana in atto a Gerusalemme, si poteva scorgere ed ammirare una chiesa dedicata a lei.

Gli Atti degli apostoli parlano della Chiesa di Efeso nata dalla predicazione di Paolo e di Giovanni il quale ne loda la risolutezza nel contrastare le nascenti eresie. E se Maria è presente nella Basilica efesina in cui si tenne il citato concilio e in cui ogni anno i cattolici di Smirne ricordano la proclamazione in esso avvenuta della sua divina maternità (la famosa theotókos), san Giovanni sopravvive anch’esso nel ricordo perché pare che il suo corpo sia custodito nel sepolcro della stessa Basilica fatta costruire da Giustiniano e nella quale la diocesi di Smirne organizza il venerdì santo una solenne via crucis; bisogna però precisare che il luogo più presente nel cuore dei fedeli è il piccolo santuario di Meryem Ana, la Madre Maria, posto in cima al Bülbül Dag (collina dell’usignolo), nel quale, come riferisce un’antica tradizione risalente al II secolo, si conserva la casa in cui, assistita da Giovanni, visse la madre di Gesù.

E’ vero che molti ritengano che il dolce passaggio di Maria dal mondo terreno a quello celeste (dormitio) sia avvenuto a Gerusalemme e che quindi la verità storica sugli spostamenti di Maria e Giovanni è ancora suscettibile di essere approfondita, per cui ciò che qui si è venuto riferendo resta pur sempre in attesa di essere smentito o confermato, ma è comunque significativo che nel santuario di Meryem Ana ancora oggi si rechino in pellegrinaggio sia cattolici che musulmani che in esso sono soliti pregare insieme e insieme portare ex voto di ringraziamento. Ed è cosí significativo, nel suo valore e nella sua funzione ecumenici, che la Conferenza episcopale turca lo ha proclamato santuario mariano nazionale. 

Se Maria ha vissuto in questo piccolo centro turco, certo non vi è arrivata da sola; vi è arrivata evidentemente perché accompagnata da Giovanni che, interpretando correttamente l’incarico affidatogli da Cristo crocifisso e morente, ben ritenne di portarla in salvo in un luogo lontano dalla terra d’origine in cui Maria avrebbe potuto rischiare di essere perseguitata o in cui difficilmente ella avrebbe potuto condurre una vita sufficientemente serena. E, indubbiamente, poiché una tradizione non nasce quasi mai dal nulla e ha in sé almeno una parte di verità, è molto probabile che il fatto che ad Efeso attraverso due millenni Maria e Giovanni siano stati ricordati e venerati più dello stesso Paolo che pure da quelle parti, e più esattamente nella scuola di Tiranno, è presente e ricordato per avere qui insegnato per circa due anni nelle ore più calde del giorno «a tutti quelli, giudei e greci, che abitavano in Asia» (Atti degli Apostoli 19, 8-10), abbia un fondamento storico e un altissimo significato teologico ed evangelico: quello per cui prendersi cura della Madre del Cristo non è mai stata e non è cosa di poco conto ma uno dei punti più importanti del testamento spirituale lasciato da Cristo, uno dei comandi più decisivi per la nostra salvezza dati da Gesù alla Chiesa e all’umanità intera.

Gesù ha affidato a Giovanni, ovvero alla parte non già più fedele (perché sia Pietro, sia Paolo, sia tutti gli altri apostoli saranno stati ugualmente fedeli) ma probabilmente più sensibile e più umanamente e psicologicamente delicata della sua Chiesa, il compito di venerare la Madre sua come colei che ha il potere di intercedere più di chiunque altro e più della sua stessa Chiesa presso il Figlio e presso il Padre, come colei che attirando in special modo su di sé lo Spirito di Dio ha altresì facoltà di riversarlo in misura copiosissima su chiunque le si mostri particolarmente fedele nell’amore e nella condotta di vita.

Maria, su invito di Gesù, ha accolto Giovanni e con lui ha accolto ogni creatura per l’eternità; Maria ha obbedito a Cristo perché sapeva bene che obbedire a Cristo è l’unico modo per accogliere non una volta ma sempre il Cristo medesimo. E Giovanni ha fatto la stessa cosa, ha obbedito a Cristo e ha accolto nella sua vita Maria perché sapeva che solo accogliendo con tutto il cuore e con tutte le proprie forze Maria avrebbe potuto continuare ad accogliere in sé il Cristo e ad essere accolto da Cristo e in Cristo per l’eternità.

Anche noi, dunque, dobbiamo imprimere bene nella nostra anima non solo il binomio Gesù-Maria ma Maria-Giovanni perché la via della nostra salvezza passa anche, per esplicità volontà del Signore, attraverso l’adesione all’esempio luminoso di reciproco, purissimo ed indistruttibile amore che intercorse tra la madre di Gesù e il discepolo da lui più amato.