La Chiesa conta più di un papa e dei suoi cortigiani

Scritto da Francesco di Maria.

 

Il presbitero argentino Víctor Manuel Fernández, già incaricato dal papa di assolvere la funzione di Prefetto del Dicastero per la dottrina della fede e predestinato a ricevere presto la porpora cardinalizia, ha appena rilasciato un’intervista inquietante al famigerato Antonio Spadaro ancora direttore di “La Civiltà Cattolica” (Vita e dottrina nella fede, Un dialogo con mons. Víctor Manuel Fernàndez, in “La Civiltà Cattolica”, settembre 2023, pp. 498-516) Cosa dice in questa intervista? Dice che la Chiesa rifiuta il fideismo, anche se il prelato non spiega il significato tutt’altro che scontato di fideismo, difende il valore della ragione e la necessità del dialogo tra ragione e fede. Subito dopo, però, polemizza contro quei cardinali, ecclesiastici o semplici fedeli, che al centro della Chiesa vorrebbero mettere «una certa ragione», fino ad arrogarsi il diritto di stabilire cosa il papa possa o non possa dire, come se non fosse non solo diritto ma soprattutto dovere di ogni battezzato in Cristo esprimere eventualmente il proprio dissenso persino sulle affermazioni del papa, nel caso specifico di un papa che a un numero ormai elevato di cattolici appare sempre meno affidabile. Il cardinale precisa, quindi, che a muovere criticamente questi credenti, in realtà persone «che vorrebbero indottrinare il vangelo» trasformandolo «in pietre morte da scagliare contro gli altri» non sarebbe la ragione ma il potere, come se lui, delfino e connazionale del papa regnante, non cercasse a sua volta potere nell’indecente sistema di potere creato da Bergoglio.

Dopodichè, dopo aver fatto, con disinvoltura pretesca, una sfilza di nomi più o meno illustri, che giustificherebbero l’attuale tentativo pontificio di legare la fede alla vita, osserva che bisogna saper ascoltare la voce sottile dello Spirito Santo per poter «declinare la teologia in modo che risponda alle necessità popolari, della gente», come se le indicazioni dello Spirito Santo, appunto perché espresse con voce sottile, dovessero essere recepite e comprese in modo necessariamente corretto. Peraltro, è molto difficile che lo Spirito Santo possa suggerire di legare la fede alla vita non perché la vita si apra alla fede ma facendo correre alla fede il rischio di rimanere strangolata dalla vita. Ma quel che lamenta, in particolare, il futuro cardinale è che molti fedeli continuino ad intendere la carità evangelica in rapporto al fine ultimo che è Dio e non anche in rapporto ai fini prossimi che sono i fratelli bisognosi, senza che egli si mostri tuttavia consapevole del fatto che i fini prossimi perseguiti potrebbero anche collidere con il fine ultimo, qualora essi venissero concepiti al di fuori degli insegnamenti non opinabili e tassativi di Cristo-Dio.

Ma il saccente cardinale replica che una morale, un’etica della carità ridotta al compimento dei comandamenti non risponderebbe ad una pratica realmente caritatevole di vita. E qui, a prescindere dalla infernale scandalosità di questa affermazione, non poteva mancare la stucchevole enfatizzazione dell’amore, che sarebbe senza limiti, senza condizioni, senza discriminazioni, mentre il buon cristiano sa bene che anche o proprio nel nome dell’amore non tutto è possibile chiedere, fare, concedere e sperare, a meno che l’amore di riferimento non sia quello predicato da Cristo, pur se manipolato e contrabbandato come tale. La carità non è meno importante della verità ed è anzi al servizio della verità luminosa, larga, comprensiva, ma anche intransigente e non permissiva del vangelo. Chi pone in discussione tale assunto si pone fuori della Chiesa pur facendone parte. Nostro Signore, della cui misericordia tutti necessitano in quanto peccatori, non sa che farsene di retori populisti che assecondano tutte le voglie e i capricci del mondo nel nome della sua divina parola. Se si fallisce nella capacità di interpretare il senso più profondo ed eternamente anticonformistico della Parola di Dio e di testimoniare il Cristo in modo lineare e inequivoco, qualunque proposta di avvicinamento fraterno e solidale a poveri, sofferenti e bisognosi, deve ritenersi necessariamente demagogica, fuorviante, cristianamente inaccettabile.

Pertanto, è inutile proseguire nella disamina di ciò che, per quanto inessenziale, ancora contiene la lunga, prolissa e teologicamente confusa intervista dell’attuale Prefetto della dottrina della Fede. Ma la Chiesa di Cristo, oggi umiliata e vilipesa, riaffermerà la sua potenza, nei modi e nei tempi stabiliti da Dio, contro tutti i suoi nemici interni ed esterni. La Chiesa conta molto più di un papa se quel papa non venga riconosciuto come vero vicario di Cristo.