Maria tra cielo e terra

Scritto da Luca Monticini on . Postato in Articoli e studi

 

Perché Maria viene generalmente ritenuta dai credenti cattolici come la persona più influente nell’opera di intercessione presso Dio? Maggiore è la santità maggiore è la vicinanza a Dio, maggiore è la vicinanza a Dio maggiore è la capacità di ottenere da Lui determinate grazie a favore dell’umanità e di singoli esseri umani. E chi, dopo Cristo e in Cristo, è più santo di Maria; chi dunque più di lei è vicino a Dio, chi più e meglio di lei potrebbe intercedere presso Dio? Qui l’evidenza teologica coincide perfettamente con un’evidenza intuitiva: una donna che ha portato nel grembo e ha generato Cristo, che lo ha allevato, educato, formato, protetto da ogni insidia sino all’età adulta, potrebbe mai avere concorrenti in fatto di santità e di vicinanza a Dio? Potrebbe essere mai scavalcata nelle gerarchie celesti da altri santi o da altre anime beate?

Dicevano bene i Padri della Chiesa: “lei ha contenuto in sé Colui che neppure i cieli possono contenere”. Perciò la santità di Maria non solo è la più grande e la più vicina a Dio ma è anche la più intima perché, come diceva sant’Agostino “la carne di Cristo è la carne di Maria” e questa profonda ed indissolubile unione nella carne e nel sangue venne esplicandosi anche straordinariamente, e non sempre accade nell’ordinario rapporti tra genitori e figli, in una intima unione nei sentimenti, nella fede, nella vita e nella morte, al di là di alcuni momenti in cui madre e figlio sembrarono non comunicare perfettamente a causa di una differenza ontologica originaria e mai colmabile completamente tra la creatura Maria e il Creatore Gesù.

Ecco, questa creatura è stata giustamente assunta in Cielo come regina degli esseri celesti e degli esseri umani, ma ciò non significa che ella debba essere percepita specialmente dalle donne di questo tempo come una figura irrealistica di donna, troppo idealizzata e troppo lontana dalla realtà terrena. Nel passato, ovvero prima del Concilio Vaticano II, Maria indubbiamente era stata quasi sempre presentata, soprattutto in ragione di una spesso incontrollata devozione popolare, più nella sua celeste regalità che nella sua umanità, ma, fermo restando che una regina è pur sempre una regina che nel caso specifico dispone di immensi poteri tutti finalizzati a rendere gloria a Dio stesso e a sostenere uomini e donne nel faticoso cammino verso la salvezza eterna, «la svolta antropologica del Concilio Vaticano II ha fatto riscoprire la “donna di Nazaret” nella sua piena umanità. In lei troviamo, a fianco di Gesù, una donna pienamente realizzata, ma solo dopo aver accolto la volontà di Dio che si rivelava a lei nel suo costante cammino di fede che la rivela quale vera discepola di Cristo» (A. Gaspari, La Vergine Maria e il Concilio Vaticano II, in “Zenit” del 31-5-2011).  

Per cui «il riscoprire l’umanità di Maria, la sua missione di educatrice dell’uomo Gesù (con tutte le sue rilevanze psicologiche ecc.), ci fa confidare in lei non solo come una amica che comprende la nostra situazione umana, ma anche come un modello che ci mostra che è possibile vivere il vangelo in pienezza» (Ivi). Che è possibile vivere il vangelo in pienezza a partire da quei sentimenti purissimi e umanissimi di “liberazione”, espressi nel “Magnificat”, che costituiscono il sostrato stessa della fede di Maria: liberazione dal peccato e quindi da ogni forma di superbia, da ogni forma di potere o di dominio sull’uomo, da ogni brama di ricchezza o di successo, nel quadro di un amore e di un’obbedienza incondizionati al Signore.

Non ci si può non sentire cristianamente in sintonia con quello che recentemente hanno affermato i vescovi del Nicaragua: per essi «il Magnificat è il prologo delle Beatitudini proclamate da Gesù» (Nieves San Martín, Il Magnificat, una preghiera per tempi nuovi. Lettera Pastorale della Conferenza Episcopale del Nicaragua, In “Zenit” dell’8-6-201). Infatti, essi rilevano, «Maria ci insegna che la felicità annunciata nel Vangelo non si basa sull'avidità e sul possesso di beni materiali, né sui piaceri passeggeri che ci ingannano e disumanizzano, né sull'ambizione smisurata di potere sugli altri a ogni costo...

Nel Magnificat la Vergine Maria appare libera dall'ansia e dall'inquietudine che nascono dall'egoismo, dall'orgoglio e dalla ricerca dei propri interessi. Si presenta piuttosto con la serenità profonda di colei che sa di essere accolta e benedetta dall'amore di un Dio che colma tutti i suoi desideri...

In Maria vediamo ciò che avviene quando qualcuno permette che Dio intervenga nella propria vita e gli cede il protagonismo della propria esistenza. Ella ci mostra fin dove può giungere l'azione  misericordiosa di Dio, che batte sempre alla porta del nostro cuore e della nostra società per colmarci di vita e di felicità...

Come credenti dobbiamo vivere con serenità e speranza, sapendo che la nostra vita e la storia della nostra patria, 'di generazione in generazione', si vedranno benedette dalla fedeltà amorevole di Dio. Il suo perdono infinito e la sua provvidenza quotidiana ci proteggeranno e ci aiuteranno in ogni momento, sempre che ci sforziamo di discernere la sua volontà e di seguire le sue vie...

Partendo dalla sua esperienza personale di grazia divina, Maria contempla la storia, guardandola ‘al di là delle esperienze’, e vede qual è il fondo della realtà, scoprendo chi per Dio è sopra e chi sotto, chi è pieno e chi è vuoto, chi è vicino e chi lontano.

Maria», segnalano infine i vescovi nicaraguensi, «non è indifferente di fronte ai problemi del suo popolo. Da lei dobbiamo imparare che è un'esigenza della nostra fede conoscere e comprendere la realtà sociale e politica del Paese, impegnarci a trasformarla sapendo che Dio è sempre a favore dei poveri e denunciare con coraggio tutto ciò che si oppone ai valori evangelici della giustizia, della verità e della fraternità» (Ivi).