Lettera aperta a due parroci di una diocesi italiana

Scritto da anonimo provvisorio on . Postato in Compagni di viaggio, articoli e studi

 

Non mi firmerò solo allo scopo di non rendervi identificabili e quindi a tutela del vostro buon nome. Ma siccome, carissimi parroci, sapete chi sono, se mi chiederete esplicitamente, e anzi in forma scritta, di sottoscrivermi con il mio nome e cognome, non esiterò a qualificarmi.

Vi scrivo questa lettera aperta perché talvolta è opportuno e necessario che tutta la comunità ecclesiale abbia modo di conoscere le sue realtà interne e di riflettere sulla condotta personale dei suoi membri. Nessuno di noi ovviamente è perfetto, men che meno io, che ero uno straccio imbrattato di peccato sino a qualche tempo fa e che il Signore ha voluto salvare da sicura rovina suscitando addirittura in me un inedito e potente sentimento di riscatto spirituale che mi ha portato nel tempo a desiderare di servire con sempre maggiore ardore Lui e la Madre sua benedetta. E’ ciò che vi ho confidato in diverse occasioni manifestandovi il desiderio, in assenza di prospettive migliori, di poter mettere al servizio della nostra parrocchia la mia modesta persona e i doni di cui è stata dotata da Dio. Ma, per dire la verità, a parte l’apparente comprensione che non si usa negare neppure ai folli, mi avete trattato appunto come un piccolo matto facilmente esposto, dati i suoi trascorsi “ateistici”, anche a fenomeni di mistica autoesaltazione, e comunque come una persona di cui non fidarsi molto e da cui tenersi a dovuta distanza. Questo mi dispiace ma per questo in pari tempo vi benedico perché anche voi avete contribuito a farmi entrare nella categoria dei “perseguitati”.

Di questo vi siete convinti a torto perché in realtà, a parte evidentemente i miei trascorsi di peccato, nessuno può dimostrare a tutt’oggi (pettegolezzi a parte) che io non sia mentalmente lucido, intellettualmente ordinato e spiritualmente coerente, fermo restando che ogni giorno devo lottare strenuamente contro quell’orgoglio e quella superbia che vorrebbero trovare stabile dimora nella mia anima di neoconvertito. Certo, a torto, perché per quasi quarant’anni ho esercitato spesso brillantemente il mio mestiere di insegnante in una scuola pubblica sia pure in mezzo a contrasti e a prepotenze di vario genere che, per grazia di Dio, non sono riusciti a disarcionarmi, e perché c’è tutta un’attività pubblicistica e di studio che sta a dimostrare inequivocabilmente la mia integrità intellettuale e il mio impegno morale.

Ma voi due vi siete voluti ugualmente convincere della mia inattendibilità, che ovviamente non avete mai avuto il coraggio di contestarmi apertamente, solo per vostra comodità personale, perché in realtà il vostro fastidio per la mia persona nasce da ben altro: nasce dal fatto che io vi abbia sollecitato ripetutamente ad esercitare meglio il vostro ministero in ordine a questioni di fede, dal momento che sul vostro comportamento non io ma altri avrebbero il compito eventualmente di vigilare e intervenire. E, tanto per non restare nel vago, penso che voi non dobbiate affatto irritarvi se qualcuno vi fa notare direttamente o indirettamente che talvolta (specialmente uno di voi) non proclamate e non diffondete affatto la parola di Dio ma la usate maldestramente e non di rado con ringhioso e distruttivo piglio polemico; che avreste il dovere di mobilitare per la vostra parrocchia tutte le risorse spirituali realmente disponibili e non solo quelle che si conciliano con il vostro desiderio di quiete o con mediocri esigenze spirituali e comunitarie; che è giusto, anzi doveroso adornare ogni giorno di fiori non solo l’altare e il tabernacolo eucaristico ma anche l’icona non sempre illuminata della santissima Madre di Dio e che non è affatto dignitoso cedere alla pressione di qualche fedele che chiede e ottiene che la statua di sant’Antonio di Padova, contrariamente ad antica consuetudine della vostra e nostra parrocchia, resti esposta ed illuminata per un periodo molto esteso di tempo. Non dovreste irritarvi perché vi si rimprovera di non trovare mai il tempo di andare a visitare tutti i vostri parrocchiani, neppure nel periodo pasquale, perché il compito dei ministri di Dio, e punto irrinunciabile e qualificante della vostra fede, è anche quello di portare ogni tanto personalmente nelle case, e non delegando qualche laico, il conforto e la benedizione di Nostro Signore. Non è che l’elenco sia completo, ma di esso c’è quanto basta per comprendere che non è questo il modo più onorevole di servire Gesù e Maria.

Siate meno pettoruti, fratelli carissimi, non recriminate per il fatto che non vi si lasci completamente liberi di manovrare in compagnia di un folto gruppo di fedeli ignari o spiritualmente impreparati. Se credete continuate ad ignorarmi o a fare i sostenuti con me, a darmi del presuntuoso e del superbo Questo non ha per me nessuna importanza anche se mi procura amarezza. Io ho avuto dal Signore molto più di quel che avrei mai potuto immaginare ed è solo per questo motivo che cercherò di servirlo al meglio delle mie possibilità, qualunque prezzo si debba pagare, sino all’ultimo giorno di vita.  Continuerò a pregare per voi, ma accogliete anche voi almeno questa preghiera: ringraziate fino alla fine dei vostri giorni il Signore non solo perché come dite sempre dal pulpito Egli è grande e misericordioso, onnipotente e soprattutto buono, ma perché ha posto un vostro fratello sulla vostra strada per darvi la possibilità di correggervi, di convertirvi, affinché a vostra volta possiate aiutare i vostri parrocchiani ad intraprendere un giusto e non illusorio cammino di correzione e di conversione.